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Processo esecutivo blocca tutto

Nelle ipotesi di sospensione ex lege o ope iudicis del processo esecutivo, è previsto uno specifico atto di riassunzione, la cui verifica di tempestività è compito del giudice. Questo significa che fino a quando tale riassunzione non sopraggiunge, il processo rimane sospeso ed il professionista è tenuto ad attendere la celebrazione dell’udienza per riprendere le usuali attività rimaste sospese. Circa la sospensione della distribuzione, il relativo provvedimento dovrebbe contenere in realtà anche l’indicazione del momento nel quale si procede alla ripresa. Sulle modalità di ripresa dell’attività, finito il periodo di sospensione, in linea generale si dovrebbe procedere con provvedimenti; tuttavia, in mancanza, scaduto il termine, l’ausiliare dovrebbe riprendere da dove ha interrotto. Sono alcuni dei chiarimenti forniti dal Consiglio nazionale del Notariato con lo studio 14-2021/PC, approvato dalla Commissione esecuzioni immobiliari e attività delegate il 19 aprile scorso, studio che è intervenuto in materia di sospensione del processo esecutivo ed attività degli ausiliari del giudice al fine di chiarire quali potrebbero essere quegli atti che, nonostante la quiescenza, possono essere portati avanti e quali, invece, quelli che devono necessariamente essere interrotti.

Sul tema, dopo una seppur breve panoramica circa le varie tipologie di sospensione del processo esecutivo, lo studio interviene distinguendo tra atti del creditore; atti del debitore; atti degli ausiliari ed atti del giudice. Tra i primi, quelli cioè relativi al creditore, quelli che non dovrebbero essere posti in essere sono tutti gli atti d’impulso: «la regola generale è sicuramente quella che si sospende tutta l’attività volta a consentire il progresso del processo esecutivo». Tuttavia potrebbe anche darsi che nonostante tale divieto, uno di essi venga compiuto: in questo caso, stante quanto affermato dalla normativa esistente, piuttosto chiara sul punto, detto atto dovrebbe considerarsi invalido, con la logica conseguenza che, per risultare efficace, dovrà essere nuovamente prodotto dopo il venir meno della causa di sospensione. In quanto attività che non farebbe sorgere alcun potere giudiziale di emettere il decreto di fissazione dell’udienza, all’opposto sarebbe consentita la semplice consegna dei certificati: la documentazione fornita in questo modo potrebbe, infatti, essere pienamente utilizzabile, una volta ripreso il processo, senza necessità di replica.

Relativamente alle azioni proprie del debitore, invece, particolare attenzione viene rivolta a quelle che non possono dirsi colpite dal divieto, come, ad esempio, quelle volte a sottrarre definitivamente il bene dal pignoramento: infatti, la perseguibilità di tali atti sarebbe legata al fatto che la sospensione tende ad arrestare, non certo ad eliminare il vincolo, motivo per il quale il debitore avrebbe tutto il diritto di ottenere un risultato definitivo, consistente nella liberazione della res e sicuramente la sospensione non potrebbe rivelarsi di ostacolo in tal senso.

Ancora: a proposito delle attività di competenza degli ausiliari (e il riferimento è, in particolare, a custode ed esperto), gli atti che andrebbero impediti sono tutti quelli che risulterebbero strumentali al «progresso del processo, ed in particolare della (o alla) fase liquidativa»: nell’ipotesi nella quale custode e/o esperto ponessero in essere simili attività, nonostante la sospensione, verrebbe vanificato, almeno in parte, l’effetto sospensivo.

Il discorso tende a complicarsi per il delegato, in quanto risulterebbe piuttosto difficile immaginare una prosecuzione della sua attività in assenza di un impulso o quantomeno di una disposizione giudiziale. Costui sarà pertanto tenuto ad astenersi dal porre in essere le attività strumentali al progresso della fase liquidatoria, come, ad esempio, avviso di vendita, pubblicità, celebrazione dell’asta, aggiudicazione, predisposizione della bozza di decreto di trasferimento e predisposizione del progetto di distribuzione.

Infine, in merito alle attività del giudice (e siamo nella fase distributiva del processo), quelle inibite saranno tutte quelle relative alla emissione del decreto, alla celebrazione dell’udienza o alle eventuali convocazioni della parti.

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