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Processo civile telematico, addio alla carta di là da venire

Processo civile telematico ancora schiavo della carta. Dagli atti introduttivi, per i quali non c’è obbligo dell’online, al sistema di tassazione che costringe gli uffici a tornare al cartaceo nella fase di trasmissione di atti e sentenze all’Agenzia delle entrate, alla possibilità, per i giudici, di utilizzare sempre la carta tranne che per i decreti ingiuntivi, fino all’utilizzo troppo frequente, sempre da parte dei giudici, delle eccezioni all’online previste per legge. Se da un lato, infatti, gli ultimi dati diffusi dal ministero della giustizia sul processo civile telematico, aggiornati al 31 gennaio scorso, mostrano una accelerazione decisiva dei depositi telematici da parte di avvocati e magistrati, soprattutto nel primo mese dopo l’entrata in vigore definitiva del Pct, il 31 dicembre 2014. Dall’altro i problemi, in questa prima fase, di certo non mancano: dal punto di vista tecnologico, gli avvocati denunciano spesso difficoltà di collegamento. Addirittura, a Bologna, a causa di un problema di sistema a livello ministeriale, risulta che i documenti depositati telematicamente nei procedimenti avanti al tribunale non vengano acquisiti dalla Corte d’appello, sebbene risultino correttamente visibili e acquisiti. Per non parlare del recente provvedimento del tribunale di Milano, che ha condannato la parte assistita da un avvocato che non ha depositato la copia di cortesia (in formato cartaceo) al pagamento di una multa di cinque mila euro (si veda ItaliaOggi del 19 febbraio 2015). Ma vediamo meglio lo stato dell’arte del processo civile telematico.

I numeri. Il ministero della giustizia ha diffuso i dati del processo civile telematico che riguardano il periodo 1° febbraio 2014-31 gennaio 2015, da cui emerge che le comunicazioni telematiche sono state attivate in tutti i tribunali e le corti d’appello. Nel 2014, sono state consegnate più di 12,8 milioni di comunicazioni, per un risparmio stimato pari a oltre 44 milioni di euro. Vengono consegnati ogni mese, in media, circa 1,2 milioni di depositi telematici a valore legale, da parte di avvocati e professionisti. Inoltre, sono stati ricevuti più di 1,5 milioni di atti, di cui 273.195 ricorsi per decreto ingiuntivo, 1,18 milioni di atti endoprocedimentali e 88.536 atti introduttivi. A gennaio 2015, invece, primo mese dall’entrata in vigore definitiva del pct, sono stati depositati 383.911 atti telematici, il 105% in più rispetto a dicembre e il 500% in più rispetto a giugno 2014. Sono stati inoltre 121.950 i professionisti univoci che hanno depositato almeno un atto (+26% rispetto a novembre), di cui 102.612 avvocati. Sempre nel mese di gennaio, via Arenula ha registrato un aumento di quasi 20 mila avvocati (+23%) rispetto a dicembre e di quasi 60 mila rispetto a luglio (+141%). I depositi telematici da parte di magistrati, invece, sono stati pari a 1,72 milioni di provvedimenti, di cui 507.770 verbali di udienza e 149.553 sentenze. I giudici (o i Got) che da inizio 2014 hanno depositato almeno un provvedimento sono invece 3.766. A gennaio 2015, si è registrato un aumento di 348 magistrati e Got rispetto a dicembre (+10%), 903 rispetto a luglio (+31%).

Criticità. Il Consiglio nazionale forense e gli ordini degli avvocati non mancano di segnalare al ministero della giustizia le criticità legate al processo civile telematico, riscontrate dagli avvocati. In particolare, l’Ordine degli avvocati di Milano, ai primi di febbraio, ha segnalato al tribunale e, di concerto con questo, alla direzione del ministero, una serie di criticità, che riguardano le categorie investimenti, normativa e tecnologia. A partire dal fatto che gli avvocati segnalano difficoltà di collegamento al sistema giustizia in determinati orari, dovuti probabilmente a picchi di richieste. Anche il flusso di comunicazioni via Pec subisce temporanei ritardi, a causa del sovraccarico di richieste che si crea in alcuni orari della giornata. Dal punto di vista della normativa, invece, segnala Filippo Pappalardo, referente processo telematico degli ordini della Lombardia, è necessario «introdurre una norma che autorizzi a priori il deposito telematico di tutti gli atti relativi al rito ordinario del contenzioso civile, delle esecuzioni mobiliari, immobiliari e presso terzi. In quest’ottica sarebbe poi opportuna una disciplina che consenta il deposito degli atti telematici con una separazione per «rito» invece che per giurisdizione subordinando l’avvio della facoltatività o dell’obbligatorietà a una decisione del presidente dell’ufficio da prendere di concerto con gli ordini forensi». Inoltre, va regolamentato il sistema di pagamento di copie, marche e contributi «recuperando lo spirito del Contributo unificato quale unica voce di spesa del processo e rendendo obbligatorio il flusso telematico, prevedendo la possibilità di allargare a breve termine il novero dei prestatori di servizi», afferma Pappalardo. Dal punto di vista tecnologico, invece, secondo l’Ordine di Milano, bisogna uniformare Reginde (Registro generale degli indirizzi elettronici Pec del ministero con tutti i dati degli avvocati) e Ini-Pec, prevedendo per entrambi un registro cronologico che certifichi le variazione di indirizzo tempo per tempo effettuate da ciascun soggetto. «In generale», conclude Pappalardo, «il processo civile telematico sconta il fatto che la procedura, con tutti i suoi attori protagonisti, ha ancora un legame fortissimo con la carta o, per meglio dire, con il supporto della carta. Avere ancora fuori dall’obbligo telematico tutti gli atti introduttivi del processo, di per sé produce carta. Gestire carta è un costo per tutti. Gli uffici non possono destinare tutte le risorse al telematico proprio perché il cartaceo esiste».

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