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Il processo civile punta su preclusioni e digitale

Si stringono i tempi sulla riforma dei Codici di procedura. Sia civile sia penale. Al ministero della Giustizia si pensa alla presentazione verso la metà di marzo dei criteri di delega che dovranno fare da bussola agli interventi. Ancora da prendere la decisione sulla presentazione di un unico disegno di legge oppure di due.
Sul processo civile la bozza in discussione, due articoli, prevede alcuni cardini. Innanzitutto, la riduzione dei casi in cui il tribunale giudica in composizione collegiale in relazione anche, si scrive, alla «rilevanza economico sociale delle controversie». Troppo astratto forse? Lo schema di disegno di legge prova a concretizzare, introducendo un rito semplificato che dovrà riguardare tutte le cause – sono la larghissima maggioranza – di competenza del giudice unico.
Il nuovo rito, dal quale sono escluse espressamente le controversie di lavoro, prevede che l’atto introduttivo è sempre in forma di ricorso; che l’udienza di prima comparizione deve essere fissata entro un termine comunque non superiore a 4 mesi; che nel processo è stabilito un meccanismo di preclusioni (tema tra i più delicati); che domande riconvenzionali e istanze per chiamare terzi in discussione sono proposte nel rispetto di termini perentori.
Quanto alla fase decisoria, esaurita la trattazione e l’istruzione della causa, la sentenza potrà essere emessa anche nella medesima udienza; tuttavia il giudice potrà concedere un termine non oltre i 40 giorni per una nuova udienza pronunciando allora sentenza con lettura del dispositivo e delle ragioni della decisione.
Anche davanti al collegio sarà poi previsto un rito accelerato, in esplicita alternativa rispetto a quanto previsto dagli articoli da 187 a 190 del Codice, con un sistema di preclusioni e il contingentamento dei tempi di decisione.
Cancellata la mediazione preventiva in materia di colpa medica e di contratti finanziari, bancari e assicurativi e spazio alla negoziazione assistita anche nelle cause di lavoro, con un più ampio margine lasciato agli avvocati nella fase di istruzione appunto stragiudiziale.
Sul fronte della digitalizzazione, rivista la disciplina del procedimento di notifica, prevedendo l’obbligo di comunicazione informatica ogni volta che il destinatario deve essere in possesso di indirizzo Pec, l’inserimento nell’area web riservata disciplinata dal Codice della crisi d’impresa quando la notifica digitale non è andata a segno per responsabilità del destinatario, il divieto per l’ufficiale giudiziario di procedere quando l’obbligo deve essere assolto solo in via digitale.

Giovanni Negri

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