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Processo civile «formula tre»

di Giovanni Negri

Scocca l'ora della semplificazione dei riti. Al Consiglio dei ministri di questa settimana verrà portato lo schema di decreto legislativo predisposto dal ministero della Giustizia per la riduzione delle regole processuali nel settore civile. Si tratta dell'esercizio di una delega contenuta nella riforma del Codice di procedura in vigore dall'estate 2009 e che lasciava 2 anni di tempo al governo per il suo rispetto. L'obiettivo è di arrivare a tre soli riti base, facendo salve alcune specificità, come del resto previsto dalla stessa legge delega. Sotto la mannaia semplificatrice del legislatore cadrà così una buona parte degli oltre 30 modelli processuali che si sono andati via via stratificando, sino a contribuire a rendere il processo civile una macchina difficilmente gestibile con criteri di razionalità.

A regime, nel dettaglio, rimarranno il rito ordinario di cognizione, quello sommario che già era stato delineato nella riforma del 2009 e quello del lavoro. Il "tagliaprocedure" manderà in soffitta tutto quel pacchetto di regole specifiche che affligge alcuni procedimenti particolari: è il caso, per esempio, dei giudizi in materia di immigrazione, di quelli che hanno per oggetto il pagamento degli onorari agli avvocati, di quelli del Codice militare. Ma a venire cancellate saranno anche le misure sulla protezione dei dati personali o alcune disposizioni sulle liti in materia di pignoramenti.

A scongiurare però cambiamenti troppo radicali e in grado di fare venire meno consolidate abitudini tra magistrati e avvocati, alcune procedure particolari erano però già state fatte salve in sede di legge delega. Nessuna modifica quindi al rito di famiglia, oppure a quello, da poco ritoccato anch'esso, sui fallimenti o sulla proprietà industriale. E qualche incognita resta sulla radicalità dell'intervento e della sua coerenza con l'impianto della delega e sull'efficacia del più innovativo dei riti base, quello sommario di cognizione. Quest'ultimo, infatti, introdotto da poco meno di 2 anni per cercare di ridare slancio al processo, non sembra sinora avere incontrato i favori delle parti e risulta ancora assai trascurato.

Al capolinea, con la riforma del 2009, è poi già arrivato il rito societario che solo pochi anni fa sembrava costituire il modello su cui si sarebbe poi uniformato tutto il Codice di procedura civile (e in questo senso era stato già steso, da una commissione presieduta da Romano Vaccarella, un disegno di legge delega). Come pure a essere stato azzerato nei medesimi tempi è stato il rito del lavoro nella sua applicazione "spuria" alle controversie sul risarcimento danni da incidenti stradali. Tutte misure che hanno incontrato il favore dell'avvocatura che da tempo reclama a gran voce provvedimenti di semplificazione.

Lo schema di decreto legislativo, al quale il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha legato la sua permanenza in via Arenula, insieme al codice antimafia, prima dell'assunzione dell'incarico politico di segretario del Pdl, rappresenta poi solo uno degli interventi in agenda sul fronte della giustizia civile. A breve dovranno essere varate le correzioni alla conciliazione obbligatoria (si veda anche l'articolo a fianco), a partire dal riconoscimento dell'assistenza legale vincolante nel procedimento di mediazione, e le misure per lo smaltimento dell'arretrato con il coinvolgimento dell'avvocatura.

Questi ulteriori interventi potrebbero confluire in uno specifico decreto legge oppure prendere una via ancora più rapida ed essere tradotti in emendamenti di provenienza governativa da inserire nell'ambito del decreto legge sviluppo già in discussione in Parlamento.

 

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