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Processo civile con tre riti

di Giovanni Negri

Arriva anche l'ora della semplificazione dei riti processuali. Al Consiglio dei ministri in calendario per questa mattina è previsto il via libera definitivo al decreto legislativo che, in esecuzione di una delega vecchia ormai di un paio d'anni (era prevista dalla legge n. 69 del 2009), metteva nelle mani del Governo il compito di procedere a un drastico sfoltimento delle procedure. Diversi gli obiettivi:

– ridurre e semplificare i procedimenti civili disciplinati dalla legislazione speciale;

– restituire centralità al Codice di procedura civile;

– mettere nelle mani di magistrati e avvocati un unico testo normativo in grado di essere punto di riferimento riassumendo le regole sparse in una miriade di leggi.

Trentatré i riti censiti che verranno ricondotti di fatto a tre modelli base: il rito ordinario di cognizione, quello sommario e quello del lavoro. Con un'avvertenza però, che porta lo stesso ministero della Giustizia ad ammettere che si sarebbe potuto fare ancora di più se la stessa delega non avesse escluso la possibilità di intervento sul fronte delle procedure fallimentari, che peraltro sono state più volte riformate negli ultimi anni con una serie nutrita di modifiche, dei procedimenti in materia di famiglia e di minori (per i quali è prevista però l'istituzione del tribunale della famiglia), di titoli di credito, di diritto del lavoro e sul codice della proprietà industriale e su quello del consumo.

La semplificazione è avvenuta privilegiando il modello processuale del rito del lavoro per i procedimenti in cui si rivelavano prevalenti i caratteri della concentrazione delle attività processuali oppure nei quali venivano previsti ampi poteri di istruzione d'ufficio.

Sono stati ricondotti, invece, al modello del procedimento sommario di cognizione, inteso come giudizio a cognizione piena sia pure in forme semplificate ed elastiche anche se almeno per ora non molto utilizzato dopo l'introduzione di due anni fa, i procedimenti speciali caratterizzati da una accentuata semplificazione della trattazione o dell'istruzione della causa, rivelata, spesso nella maggior parte dei casi, dal richiamo della procedura camerale prevista e disciplinata dagli articoli 737 e seguenti del codice.

Per i procedimenti rimasti si è invece operata una riconduzione, come criterio di semplificazione residuale, al rito ordinario di cognizione, disciplinato dal libro secondo, titolo IV, capo I, del Codice di procedura civile come le opposizioni a procedura coattiva per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli altri enti pubblici, quelle alla stima nelle espropriazioni per pubblica utilità, le controversie in materia di attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri.

La versione finale del provvedimento dovrebbe recepire le condizioni che erano state avanzate nel parere votato dalla Camera e cioè:

– l'unificazione dei termini per proporre i ricorsi introduttivi dei procedimenti contemplati e dei termini per l'impugnazione e quelli del procedimento di inibitoria, salvo che esigenze particolari non richiedano termini differenziati;

– la previsione della possibilità di appello secondo quanto previsto dall'articolo 704-quater del Codice di procedura civile per tutti i procedimenti ricondotti al rito sommario di cognizione, con la sola eccezione dei casi in cui le disposizioni attualmente in vigore già prevedano la competenza in unico grado;

– nel settore delle controversie agrarie, l'assicurazione al lavoratore agricolo delle medesime tutele previste per gli altri lavoratori, con specifico riferimento all'applicazione dell'articolo 429, terzo comma del Codice.

Le valutazioni dell'avvocatura sul provvedimento sono di cauto ottimismo con l'Unione delle camere civili e l'Oua che mettono in luce la parzialità di un intervento che si poteva pretendere anche più coraggioso se solo la delega lo avesse permesso.

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