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Processo breve, maggioranza ok

Al grido di «Noi non ci faremo processare neanche nelle piazze», governo e maggioranza incassano il cosiddetto «processo breve», «primo importante tassello di una riforma della giustizia attesa da vent'anni, che segnerà la storia di questa legislatura», assicura Antonio Leone, vicepresidente Pdl di Montecitorio. La Lega fa quadrato, dichiarando che «vuole profondamente questa riforma perché farà accelerare i processi». Così, in serata, nell'aula della Camera si contano 314 voti a favore e 296 no. Il «processo breve» ora passa al Senato per la ratifica, che Silvio Berlusconi vuole prima di Pasqua e comunque in tempo utile per il processo Mills. Ma contro il premier urla fin dalla mattinata, in piazza Montecitorio, una folla di familiari delle vittime del terremoto dell'Aquila, del disastro ferroviario di Viareggio e del rogo della Moby Prince: raccontano ai passanti il loro calvario e la prospettiva di veder sfumare i processi. Gridano «Venduto!» a Umberto Bossi e poi «Vergogna!» contro il premier. Parole risuonate anche in aula, dai banchi dell'opposizione, nell'ultima giornata della battaglia sul «processo breve» che ha paralizzato la Camera per quattro settimane. «È un passo verso l'abisso e rimarrà un marchio indelebile nella legislatura», dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani. «Un'amnistia mascherata», aggiunge Piero Fassino. Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini è certo che «non reggerà le verifiche istituzionali successive», del Quirinale e della Consulta. Ne è convinto anche Nino Lo Presti di Fli perché crea «intollerabili disparità di trattamento». Per Antonio Di Pietro la maggioranza è «venduta e asservita a Berlusconi».

Il sì della Camera arriva alle 20,30 dopo una giornata scandita ancora dall'instancabile e creativo ostruzionismo dell'opposizione. Non senza un colpo di scena quando, passate da poco le 17,00, lo scrutinio segreto su un emendamento dell'Idv fa guadagnare alla maggioranza 8 voti in più rispetto alla precedente votazione a scrutinio palese. Applausi scroscianti dai banchi del centrodestra. Gelo in quelli del centrosinistra. Chi ha creduto alla battaglia si sente «tradito» da quel voto, di cui non si conosce la provenienza (in serata qualcuno ipotizza che venga dalle file di Fli). Ma tant'è. Il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto non si fa scappare l'occasione e – al termine della sua dichiarazione di voto in cui paragona Berlusconi ad Aldo Moro citando la celebre frase dello statista Dc sullo scandalo Lockeed – chiosa: «Appena c'è stato il voto segreto, alcuni dei vostri sono venuti a questo schieramento». Cicchitto sostiene che non c'è alcuna legge ad personam ma, semmai, «una persecuzione ad personam», quella di cui sarebbe «vittima Berlusconi» dal '94. Questo «è il vero scandalo», non una legge che, insiste, «punta a ridurre la durata dei processi».

E tuttavia, il ddl che esce dalla Camera è profondamente cambiato rispetto al testo del Senato nella parte sulla «durata ragionevole» dei processi. Persino nel titolo. Non si chiama più «Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi» ma «Disposizioni in materia di spese di giustizia, danno erariale, prescrizione e durata del processo». Ma per la maggioranza resta una pietra miliare della riforma della giustizia. E così la "vende" anche la Lega. Parlare di amnistia mascherata è «un trucco della sinistra» dice Bossi, che difende il ministro Alfano e la sua ricostruzione minimalista delle ricadute della «prescrizione breve» sui processi in corso (solo 7mila rispetto ai 15mila ipotizzati da Csm). Una volta divenuta legge, il Carroccio forse riuscirà a prendere le distanze dal «processo lungo» approvato al Senato, di cui hanhno parlato a lungo ieri, su un divanetto di Montecitorio, Niccolò Ghedini e Roberto Maroni. Per ora la Lega continua a fare da sponda, puntando sulla riforma costituzionale, che proprio ieri Gianfranco Fini ha assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. Un nuovo fronte di scontro con i magistrati. Che sul «processo breve» non hanno dubbi: «È una resa dello Stato alla criminalità», dice il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, «un'amnistia permanente» che metterà a rischio i processi «per un numero rilevantissimo di reati: corruzione, truffa, appropriazione indebita, evasione fiscale».

 

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