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Processo breve boomerang

di Anna Irrera  

L'introduzione del processo breve rischia di compromettere la lotta alla corruzione. Lo rileva il Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione), organismo del Consiglio d'Europa, nel rapporto dedicato all'Italia, approvato lo scorso 27 maggio e diffuso ieri. «Le autorità italiane non hanno dedicato la necessaria attenzione» al fenomeno della corruzione. «Inoltre», si legge nelle conclusioni del Greco, «le misure adottate in questo ultimo anno e mezzo devono essere considerevolmente migliorate».

Intanto, sempre ieri, il processo breve ha continuato il suo percorso in Senato. È proseguita, infatti, in Commissione giustizia di Palazzo Madama la discussione generale sul provvedimento oggetto dei «dubbi» del Consiglio d'Europa.

Le opposizioni hanno posto la questione della necessità di audizioni sul testo, avanzando anche la richiesta di acquisire il Compliance report del Greco.

Il rapporto. Nella sua analisi, Greco rileva come l'Italia abbia dato seguito alle 22 raccomandazioni formulate dall'organismo del Consiglio d'Europa nell'ottobre 2009 al fine di combattere efficacemente la corruzione. Sono sette, invece, le raccomandazioni non attuate: xi, xv, xvii, xviii, xix, xx, e xxi. Cinque quelle parzialmente implementate. Tra queste la «v», nel quale si chiedeva all'Italia di intraprendere uno studio circa l'effetto della prescrizione nei procedimenti in materia di corruzione. Obiettivo di tale indagine, l'analisi delle relative problematiche e l'adozione di un piano di azione dettagliato.

«Greco ritiene che le analisi intraprese dalle autorità in questo ambito», si legge nel report, «non corrispondano ai requisiti della raccomandazione v: l'attività delle autorità si è tradotta principalmente nella raccolta di informazioni». Quanto alla legge sul processo breve, segnalata dalle autorità italiane quale misura attuativa della raccomandazione v, «Greco rimane cauto circa gli anticipati (limitati) effetti positivi che questa legge può avere sui processi futuri, quando comparati ai possibili rischi che i processi per corruzione falliscano a causa della prescrizione dei termini». Segnala inoltre il report che il progetto di legge di iniziativa governativa «ha suscitato diverse polemiche in Italia, con diversi settori delle società che si sono mostrati estremamente critici». Ma per ottenere risultati contro la piaga della corruzione, si legge nel documento, è invece «fondamentale che l'opinione pubblica creda nelle misure prese, e nei risultati raggiunti, dalle autorità per far fronte al fenomeno».

Tra le raccomandazioni non attuate, spicca, invece la «xxi» attraverso la quale il Greco invitava a «rivedere e rafforzare i principi contabili per tutte le società (quotate e non quotate) e di assicurare che le corrispondenti sanzioni siano efficaci, proporzionate ed esaustive». Si legge nel report che: «Non è stata apportata alcuna novità alla materia: la legge 262/2005 era già stata presa in considerazione nel primo e secondo Joint round di valutazione». Anzi, ricorda il documento, «Greco aveva sollevato dei dubbi sulle condizioni/soglie per la responsabilità, la determinazione delle sanzioni e la definizione dei soggetti colpevoli di falso in bilancio».

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