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Processi, rinvio a scelta

Sciopero degli avvocati, udienza rinviata. Se, però, la trattazione del processo è indifferibile, il giudice può autorizzare lo svolgimento dell’udienza. Questo il contenuto dell’informazione provvissoria n. 5 depositata ieri dalle sezioni unite penali della Corte di cassazione. Nel dettaglio, i giudici della Suprema corte erano stati chiamati a pronunciarsi su una questione relativa al codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati, adottato il 4 aprile 2007. La questione da dirimere riguardava la possibilità del giudice di disporre la prosecuzione del giudizio, in presenza di esigenze di giustizia non contemplate nel codice, in caso di adesione del difensore all’astensione. Alla questione le sezioni unite della Cassazione hanno dato risposta negativa, lasciando però aperto uno spiraglio: «Nel caso in cui sussistano situazioni che rendono indifferibile la trattazione del processo, come l’imminente prescrizione del reato, un teste venuto dall’estero per essere sentito nel processo, un giudice che dopo pochi giorni va in pensione, la Corte può decidere per la prosecuzione del giudizio, nonostante l’astensione del legale». Le sezioni unite penali hanno affrontato la questione sugli scioperi degli avvocati nell’ambito di un procedimento in cui i giudici, in primo grado, nonostante lo sciopero, avevano svolto l’udienza per ascoltare un teste che, da Bari, si era recato a Ferrara per essere sentito a un processo in tribunale. La linea seguita da i giudici di primo grado era stata, poi, seguita anche dalla Corte d’appello di Bologna che aveva ritenuto legittima la decisione del giudice di tenere l’udienza nonostante l’astensione del legale. Con la soluzione adottata ieri, però, la Cassazione ha annullato entrambe le sentenze emesse dal tribunale di Ferrara e dalla Corte d’appello di Bologna, ritenendo illegittima la decisione di ascoltare il teste nonostante lo sciopero degli avvocati. Il processo, dunque, dovrà ricominciare. Decisione che non lascia sorpreso il primo presidente della Corte di cassazione, Giorgio Santacroce: «Il giudice resta arbitro e caso per caso, deve contemperare due interessi in gioco, quelli della durata ragionevole del processo e del diritto di difesa dell’imputato. La linea adottata oggi è in continuità con la sentenza che le sezioni unite, nello scorso maggio, hanno pronunciato sempre sugli scioperi degli avvocati. Il codice di autoregolamentazione, però, presenta una serie di lacune che dovranno essere colmate».

Parere positivo arriva, invece, dagli addetti ai lavori. «I penalisti esprimono un giudizio positivo sulla decisione della Corte di cassazione, al giudice, però non può essere lasciata troppa discrezionalità, «non si lasci discrezionalità al giudice», ha spiegato l’Unione delle camere penali, «la Corte ha preso atto della preminenza del diritto di manifestazione, previsto dall’articolo 18 della Costituzione, nel quale rientra quello di astensione degli avvocati, ma se possiamo tirare un sospiro di sollievo, essendo stata scongiurata la possibilità della sostanziale vanificazione di una libertà democratica, non tranquillizza», hanno evidenziato le camere penali, «lo spiraglio lasciato aperto dalla Corte in ordine al processo indifferibile, atteso che gli spiragli di discrezionalità sembrano fatti apposta per consentire ai giudici di merito di ficcarcisi dentro e reiterare decisioni inaccettabili. Per questo», ha concluso l’Ucpi, «occorrerà attendere le motivazioni prima di gioire fino in fondo».

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