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Processi, rimborsi a ostacoli

di Giovanni Negri

Equa riparazione a ostacoli. Ma con un tariffario per ogni giorno di ritardo e standard per ogni grado di giudizio. La manovra mette in campo un ampio intervento di riforma della legge Pinto con l'obiettivo di abbatterne i costi e, nello stesso tempo, di accelerarne i tempi per evitare il paradosso delle istanze di risarcimento sui procedimenti avviati per ottenere l'indennizzo per l'eccessiva durata del processo.

Il decreto legge stabilisce che ogni grado di giudizio (primo, appello e Cassazione) deve concludersi prima di 2 anni, per una durata complessiva di 6, ai quali dovrà essere aggiunto un anno per ogni grado in caso di rinvio. Il giudice potrà però aumentare i termini della metà, quindi fino a 1 anno, nei casi di particolare complessità. Una misura tratta dal processo breve, che non ha però come conseguenza, in caso di mancato rispetto dei termini, l'estinzione del procedimento, ma solo la maturazione del diritto all'indennizzo.

Un diritto che però sarà condizionato alla tempestiva iniziativa dell'interessato. Che, per potere presentare l'istanza di riparazione, dovrà presentare un'istanza per la sollecita trattazione del processo nei 6 mesi precedenti la scadenza del termine previsto per la fase di giudizio. In caso contrario, l'istanza si considera priva di interesse. Nel processo amministrativo e contabile sarà sufficiente il deposito di una nuova istanza di fissazione dell'udienza. Ma quando si considera iniziato il processo? Nel civile, alla data del ricorso introduttivo del giudizio o dell'udienza di comparizione indicata nell'atto di citazione; nel penale, al momento dell'assunzione della qualità di imputato.

Una volta presentata l'istanza per la sollecita definizione, la palla passa nel campo della magistratura che dovrà definirlo secondo la procedura prioritari definita dal codice di procedura civile o, se si tratta di un processo penale, con le regole previste quando l'imputato è in stato di custodia cautelare. Con l'eccezione dei processi penali, la sentenza che definisce il giudizio dovrà essere presa in forma sintetica con una succinta esposizione delle ragioni di fatto e diritto che hanno condotto alla conclusione.

Per semplificare il procedimento, il presidente della Corte d'appello o un magistrato da lui delegato procede a respingere l'istanza di indennizzo in tutti i casi in cui ne accerta l'infondatezza, mentre, in caso contrario, pronuncia un decreto, immediatamente esecutivo, con il quale si dispone il pagamento di un equo indennizzo a titolo di riparazione. La motivazione del decreto è poi limitata al riscontro del periodo che eccede il termine di ragionevole durata.

Un vero e proprio procedimento davanti al giudice, che si dovrà comunque concludere entro 4 mesi, si apre solo in caso di opposizione sia in caso di rigetto della richiesta sia in caso di condanna al pagamento di una somma considerata eccessiva da parte dell'amministrazione.

Il decreto stabilisce poi anche un tariffario di riferimento per la liquidazione che dovrebbe eliminare ogni polemica: ogni giorno di ritardo pesa così per 2,50 euro; importo che però può essere ridotto fino a 2 euro o innalzato sino a 3. Una riduzione fino a 0,50 euro al giorno può poi scattare quando il procedimento cui si riferisce l'istanza di risarcimento si è concluso con il rigetto delle richieste dell'interessato oppure quando ne è evidente l'infondatezza.

 

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