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Processi lumaca, ricorsi boom

di Filippo Grossi 

Negli ultimi cinque anni sono cresciuti i ricorsi in Corte d'appello per ottenere un risarcimento ex legge Pinto (violazione del principio della ragionevole durata del processo), passando dai 20.633 sopravvenuti nel 2006 ai 34.297 del 2009, e le ultime previsioni del Mingiustizia individuano una progressione quasi aritmetica del numero delle richieste di risarcimento per equa riparazione fino al 2011.

Questi dati a disposizione del Ministero della giustizia (l'ultimo dato ufficiale è riferito al primo semestre del 2010 in cui i ricorsi sopravvenuti alle Corti d'appello sono stati 16.930) segnano un forte aumento dei ricorsi presso le Corti d'appello in materia di equa riparazione per mancato rispetto dei tempi ragionevoli del processo (il settore più coinvolto è quello civile con le controversie per eredità e in materia fallimentare), ma soprattutto stanno a dimostrare che «tutte le misure prese in passato (tra cui principalmente la legge Pinto) tendenti ad incidere sull'organizzazione giudiziaria e sulla riduzione dei tempi di risposta alle istanze dei cittadini non hanno portato agli esiti sperati», ha commentato a ItaliaOggi il senatore Giacomo Caliendo, sottosegretario alla giustizia. A seguito di un'infinita serie di richiami all'Italia da parte dell'Europa per violazione dell'articolo 6 paragrafo 1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (fondati, appunto, sulla continua violazione del principio della ragionevole durata dei processi) «nel 2001 ha visto la luce la legge Pinto (legge 89/2001) la quale si poneva un triplice obiettivo: dare concreta attuazione all'impegno assunto dall'Italia con la ratifica della Convenzione, approntare strumenti legislativi a beneficio dei cittadini per accelerare le procedure e ottenere, se del caso, una riparazione in caso di mancato rispetto dei tempi ragionevoli del processo e, infine, apprestare un'efficace tutela dell'ordinamento giuridico italiano che quindi, per la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni, si sarebbe trovato ad essere considerevolmente meno esposto sul piano internazionale», ha evidenziato Caliendo. Oggi, sulla base dei dati sulla richiesta di equa riparazione per violazione del principio della ragionevole durata dei processi, però, il sottosegretario Caliendo è in grado di affermare come «gli obiettivi che la legge Pinto si prefiggeva sono stati raggiunti solo in parte in quanto, se non vi è dubbio che essa rappresenta uno dei pochi effettivi rimedi a tutela dei cittadini a fronte dei ritardi giurisdizionali, tuttavia il problema dei ritardi non è stato risolto e lo dimostra proprio il notevole numero di ricorsi per equa riparazione da violazione della ragionevole durata del processo». La svolta, però, sembra essere dietro l'angolo. Il maxiemendamento al ddl Stabilità fisserebbe, infatti, tra le misure finalizzate all'efficientamento e allo snellimento della giustizia, la sostanziale abrogazione della legge Pinto sull'indennizzo dovuto dallo stato per i processi di durata irragionevole. «La ferma convinzione del governo in materia di legge Pinto», ha spiegato il sottosegretario Caliendo, «è che la soluzione a questo annoso problema dei ritardi della giustizia sia stata quella di passare attraverso una serie di interventi strutturali, e per certi versi epocali, cui si è impegnato il Ministero della giustizia in questi anni tra cui, soprattutto, la digitalizzazione del processo, le notifiche telematiche, la semplificazione dei riti, la motivazione breve inserita nell'atto senato 2612, di iniziativa governativa, per accelerare i procedimenti pendenti in fase d'appello grazie anche al supporto pratico di tirocinanti neolaureati in giurisprudenza e mediante la nomina di 600 giudici ausiliari dello scorso agosto, e, infine, la mediazione civile obbligatoria».

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