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Processi, è ora di semplificare

di Antonio Ciccia  

Solo tre vie per i processi civili speciali. Stop a mille rivoli processuali e ad altrettanti cavilli procedurali: processi più brevi e giustizia più efficace. Gran parte delle controversie regolate da speciali disposizioni procedurali è, infatti, ricondotta a tre possibilità: rito del lavoro, rito sommario di cognizione o il rito ordinario di cognizione. Questo l'effetto dello schema di decreto legislativo, approvato giovedì dal consiglio dei ministri, attuativo della legge 69/09, che semplifica i riti processuali riconducendoli a tre matrici: rito del lavoro, rito sommario di cognizione e rito ordinario di cognizione. Il provvedimento non copre tutti i procedimenti previsti in leggi speciali: stanno fuori dall'intervento di semplificazione le procedure concorsuali, di famiglia e minori, e quelle, tra le altre contenute nel codice della proprietà industriale e nel codice del consumo. L'inserimento delle procedure attuali in ciascuna delle tre categorie segue alcuni criteri di massima: se siamo di fronte a procedimenti in cui il giudice diventa un po' protagonista con poteri istruttori di ufficio, si segue il rito del lavoro; se siamo di fronte a procedimenti in cui non ci sono approfondimenti istruttori e la causa va solo discussa e decisa, si segue il rito sommario di cognizione. Negli altri casi ci si affida al rito ordinario di cognizione e cioè al rito a cognizione piena con tutte le formalità del codice di procedura civile. Secondo il governo, con il decreto in esame si contrasta la estrema proliferazione dei modelli processuali, avvenuta spesso in assenza di un disegno organico ed all'insegna della ricerca di formule procedimentali capaci di assicurare una maggiore celerità dei giudizi. Ciò ha provocato disorganizzazione del lavoro giudiziario, concausa delle lungaggini dei giudizi civili e di rilevanti difficoltà interpretative per tutti gli operatori del diritto. Nell'esercizio della delega, il governo intende razionalizzare e semplificare la normativa processuale presente nella legislazione speciale, raccogliendo in un unico testo normativo tutte le disposizioni che disciplinano i procedimenti giudiziari previsti dalle leggi speciali: si dà così luogo ad un testo complementare al codice di procedura civile, in prosecuzione del libro IV. L'effetto della riconduzione a tre categorie dovrebbe quindi essere apprezzabile per l'impatto organizzativo e quindi di risparmio per la macchina della giustizia. Il primo impatto è, però, quello della semplificazione: il flusso del procedimento è standard per grossi blocchi di controversie, con effetti positivi sul lavoro di magistrati e anche degli avvocati. In queste pagine si esamineranno alcuni procedimenti di maggiore interesse per cittadini, professionisti e imprese. Le nuove norme, in base a una apposita disciplina transitoria, si applicheranno ai procedimenti instaurati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto di riforma. Sono, quindi, ultrattive delle norme abrogate o modificate: questo significa che le quali continueranno ad applicarsi a tutte le controversie pendenti alla data di entrata in vigore del decreto di riforma.

Recupero aiuti di stato

L'articolo 8 del decreto interviene sul procedimento in materia di opposizione ai provvedimenti di recupero degli aiuti di Stato (articolo 1 del dl 59/2008). Si applicherà il rito del lavoro e il processo sarà strutturato come quello dei ricorso contro le multe. Con alcune modifiche. Si è mantenuta la speciale disciplina del procedimento di sospensione dell'efficacia del titolo amministrativo o giudiziale di pagamento emesso a seguito di una decisione di recupero e sono stati mantenuti i termini acceleratori previsti per la definizione del giudizio nell'ipotesi in cui sia stata accolta l'istanza di sospensione del provvedimento impugnato. Le parti, diversamente da quanto accade per i ricorsi contro le multe, devono farsi assistere da un avvocato e si pagano contributi, diritti e registro.

Tutela della privacy

L'articolo 9 del decreto modifica il rito previsto per le controversie sull'applicazione delle disposizioni del codice della privacy (decreto legislativo 196/2003). Si applicherà il rito del lavoro.

È stata mantenuta ferma la competenza territoriale del tribunale del luogo in cui ha sede il titolare del trattamento dei dati. Come previsto dal rito del lavoro si inizia sempre con un ricorso (e non con citazione), il giudice ha la possibilità di fissare prove d'ufficio e il processo dovrebbe concentrarsi in poche se non in una udienza. All'esito dell'udienza di discussione il giudice darà lettura della sentenza al termine dell'udienza o la lettura del solo dispositivo, con riserva di motivazione. Ci sono alcune peculiarità. Sono state mantenute le seguenti previsioni: il termine di 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento impugnato o dal rigetto tacito per il ricorso avverso i provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali; il potere del giudice di sospendere l'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato con ordinanza non impugnabile, anche senza convocare le parti; l'obbligo di cancellazione della causa dal ruolo e di contestuale pronunzia dell'estinzione del processo, con la pronunzia sulle spese, se il ricorrente non compare alla prima udienza senza addurre alcun legittimo impedimento; l'inappellabilità della sentenza di primo grado (si passa direttamente al ricorso per cassazione).

Altra peculiarità è la possibilità per il giudice, con la sentenza che definisce il giudizio, di prescrivere le misure necessarie alla pubblica amministrazione, anche in deroga al divieto di cui all'articolo 4 della legge 2248/1865, allegato E): quindi il giudice potrà ordinare e condannare l'amministrazione al fine di garantire all'interessato l'effettività di tutela.

Protesti

Per le controversie sui provvedimenti in materia di cancellazione dal registro dei protesti (articolo 4 della legge 77/55) si applica il rito del lavoro, mantenendo la competenza del giudice di pace e la specifica regola della competenza territoriale in funzione del luogo in cui risiede il debitore protestato.

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