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Processi ancora pieni di carta

Processo civile telematico. Ma ancora pieno di carte. Dalle continue interruzioni dei servizi, ai quasi 40 tribunali che trasmettono ancora gli atti in forma cartacea, alla richiesta della maggior parte dei giudici della copia di cortesia, il pct, a quasi un anno dalla sua entrata in vigore nei tribunali d’Italia, sta creando più complicazioni che altro. È la fotografia scattata ancora una volta dall’Associazione nazionale degli avvocati italiani sull’attuazione della giustizia digitale in Italia (si veda ItaliaOggi dell’8 aprile scorso), con tanto di casi specifici. A partire dal tribunale di Velletri, che ha dichiarato inammissibili gli atti introduttivi inviati in via telematica senza il decreto Dgsia. Altri tribunali, continua l’Anai, hanno avuto il decreto autorizzativo, ma non ne hanno dato puntuale informazione. Ancora, il tribunale di Monza ha stabilito che il giudice potrà sempre richiedere agli avvocati copia cartacea di cortesia e di documenti già depositati telematicamente. Al contrario, il tribunale di Salerno ha invitato i difensori a depositare copia telematica di cortesia in formato pdf nativo, del ricorso e della comparsa di costituzione. «Gli avvocati», afferma l’Anai, «si devono quindi far carico di un duplice processo, telematico e cartaceo, anche in uffici giudiziari lontani dal proprio studio, mentre i giudici lamentano motivazioni per rifiutare il processo telematico». Anai richiama anche un sondaggio effettuato dal Csm, dal quale emerge che su 116 uffici di primo grado, per più di 50 la trasmissione del fascicolo telematico per il processo di appello non viene in alcun modo garantita. Altri trasmettono in forma cartacea, mentre solo 32 uffici assolvono alle proprie funzioni. Altra problematica legata al pct è lo stato delle apparecchiature, che sono inefficienti e obsolete. Tra le richieste avanzate dal Csm, infatti, vi è la necessità di garantire un’adeguata e immediata diffusione di tutti i software di maggiore utilizzo mediante la fornitura di pc già preinstallati e in grado di essere immediatamente operativi. Inoltre, lamenta il Csm, l’interfaccia realizzata per compiere le estrazioni statistiche non appare di facile e intuitivo utilizzo né risulta sufficientemente testato, diffuso e devoluto il suo utilizzo. La gestione e l’utilizzo di documenti telematici richiedono una capillare diffusione di software aggiuntivi che possono agevolare il complesso lavoro del giudicare sollevando il magistrato da incombenze meramente pratiche ed esecutive. Infine, interruzioni e disguidi sono ormai all’ordine del giorno. Al tribunale di Bologna, per esempio, la cancelleria non invia più la Pec con la copia scambio dell’atto depositato dalla controparte perché l’aumento dei depositi e l’invio di tali comunicazioni stavano intasando il sistema.

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