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Procedure standard sui rischi Incognita tempo per le Pmi

Nodo termini sulle procedure standardizzate per la valutazione dei rischi nelle Pmi ai fini dell’elaborazione del documento della sicurezza, introdotte con il decreto interministeriale del 30 novembre scorso firmato da Lavoro, Salute e Interno, il cui avviso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 6 dicembre.
L’atto normativo ha suscitato dubbi e perplessità in merito alla data in cui dispiegherà i suoi effetti. Le ambiguità riposano nel testo stesso. Se da un lato, infatti, la sua entrata in vigore è prevista dopo 60 giorni dalla pubblicazione – e quindi il 5 febbraio 2013 – proprio perché le procedure in esso riportate devono essere applicate per la prima volta a un numero elevato di Pmi che finora si erano autocertificate, dall’altro lato l’articolo 2 del testo lascia fermi i termini del Dl 57/2012, convertito in legge 101/2012. Quest’ultimo all’articolo 1, lettera b), modificando l’articolo 29, comma 5 del Testo unico, stabilisce che i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori si possono autocertificare, in qualsiasi caso, non oltre il 31 dicembre 2012.
Su queste basi bisognerebbe ritenere che per le micro aziende i termini per predisporre le procedure standardizzate siano quelli del Dl 57/2012 (31 dicembre), mentre per le imprese fino a 50 dipendenti i termini siano quelli del recente decreto (5 febbraio 2013): una soluzione incongrua anche perché nelle stesse motivazioni del decreto per fissare i nuovi termini ci si riferisce sia alle piccole sia alle medie imprese.
L’allarme è stato lanciato ieri anche da Rete Imprese Italia, che nel sollecitare una proroga, in una nota definisce la nuova incombenza «un’altra zavorra burocratica sulle spalle di oltre 4 milioni di imprenditori italiani». Alla luce delle ambiguità del decreto, la posizione dell’organizzazione imprenditoriale è su questo fronte rigida e sposa la tesi del 31 dicembre come data ultima per adempiere. Venti giorni in tutto, quindi, comprensivi delle festività natalizie.
Una strada alternativa per le aziende potrebbe essere quella della redazione di un documento di valutazione del rischio (Dvr) elaborato senza l’utilizzo delle procedure standardizzate, purché coerente con le previsioni degli articoli 17, 28 e 29 del Dlgs 81/2008. Un’opzione avvalorata dalla risposta del ministero del Lavoro dello scorso 15 novembre rispetto a un interpello presentato dalla Cna.
Nel merito, il nuovo impianto normativo dà attuazione a quanto stabilito dall’articolo 29, commi 5 e 6, del Tu e si riferisce tanto ai datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori (comma 5), per i quali finora valeva l’autocertificazione, quanto quelli che occupano fino a 50 lavoratori (comma 6). Lo schema delle procedure standardizzate è contenuto in un allegato al nuovo decreto, assieme alle istruzioni operative e alla relativa modulistica.
Nelle istruzioni si ribadisce, fra l’altro, che il datore di lavoro effettuerà la valutazione del rischio (Vdr) e l’elaborazione della modulistica in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e, ove previsto, del medico competente, previa consultazione del rappresentante della sicurezza dei lavoratori. Si dovrà tenere conto in particolare: del ciclo lavorativo e delle mansioni che si svolgono; della identificazione dei pericoli esistenti in azienda; della Vdr associati ai pericoli identificati e individuazione delle misure di prevenzione e protezione attuate; della definizione del programma di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza.

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