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Procedure fallimentari semplificate

Potrebbe arrivare quest’oggi, all’interno del decreto banche al quale ancora ieri sera i tecnici apportavano limature e ritocchi, il debutto, anche nell’ordinamento italiano, del cosiddetto “pegno non possessorio”. È un istituto che consente ai creditori di avere una garanzia sui beni mobili del debitore, come i macchinari, e magari anche sulle quote di controllo delle società. Il nuovo decreto- banche che questo pomeriggio alle 18 approda al Consiglio dei ministri dopo i rinvii delle ultime settimane, come si sa, è finalizzato a irrobustire la fiducia dei risparmiatori e a rafforzare la stabilità del sistema creditizio sul quale continuano a gravare come eredità di otto anni di crisi 210 miliardi di sofferenze lorde(87 al netto delle svalutazioni già apportate). Per questo, l’impianto del provvedimento poggia su due pilastri: da un lato si vuole intervenire in materia di diritto fallimentare per sveltire il recupero dei crediti delle banche verso le imprese(ma il nuovo equilibrio nei rapporti fra creditori e debitori riguarderà, com’é ovvio, anche le imprese che si trovano a essere nella posizione di chi fa credito)accorciando in modo netto i tempi oggi ancora troppo lunghi allineando l’Italia alle best practices internazionali. Dall’altro, s’intende disciplinare il `risarcimento´ degli obbligazionisti subordinati delle quattro banche andate in default e poi messe in risoluzione – Banca Marche, Carichieti, Carife e Banca Etruria. I due terzi di questi bondholders, che sono 10.559, potrebbero ottenere «automaticamente» un indennizzo relativo ai risparmi persi, mentre tutti gli altri dovranno rivolgersi all’Anac che gestirà le procedure di arbitrato. Il discrimine sarebbe la data in cui sono state sottoscritte le obbligazioni subordinate: il 1° agosto 2013. Le risorse del fondo per garantire l’offerta di un ristoro dovrebbero passare dai 100 milioni stanziati nella legge di stabilità a circa 300 milioni. Ma il condizionale è d’obbligo perchè su ammontare e metodologia di calcolo si è discusso fino all’ultimo. Dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è arrivata, in ogni caso, la conferma dell’inserimento nel decreto legge anche di misure di natura fallimentare. Il riferimento del ministro è a modifiche alla Legge fallimentare, per esempio l’attribuzione agli organi di controllo societari della titolarità della richiesta di fallimento o della facoltà di sollecitare gli amministratori a intervenire, anche attraverso le procedure concorsuali, per porre rimedio alle situazioni di maggiore difficoltà aziendale. Ma si intendono definire anche a disposizioni per accelerare il recupero dei crediti, come quella di cui si accennava, ovvero l’istituzione di una figura inedita per il nostro ordinamento come il pegno non possessorio. Possibile, poi, l’inserimento di norme sulla provvisoria esecutività dei decreti ingiuntivi, sui pignoramenti presso terzi, sulle finestre temporali per il concordato in bianco, sull’inefficacia delle ipoteche giudiziali. In una prospettiva di maggiore allargamento del perimetro dell’intervento, ma su questo sarà il Consiglio dei ministri a decidere, in scaletta potrebbero entrare anche forme di alleggerimento dei vincoli antiusura, su controllo giudiziale, per favorire l’afflusso di finanza all’impresa in difficoltà.
Un’ultima parte del decreto potrebbe poi essere concentrata su alcune misure urgenti per la procedura civile e l’organizzazione giudiziarie. Nel primo filone l’obbligatorietà del rito sommario di cognizione per le cause di competenza del giudice unico e le forme di sanzione per chi agisce o resiste in giudizio con malafede. Nel secondo, l’estensione delle competenze del tribunale delle imprese.

Rossella Bocciarelli e Giovanni Negri

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