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Procedure d’allerta e Ocri per gestire le crisi d’impresa

Due mesi dopo avere inviato al parere delle commissioni parlamentari lo schema di decreto legislativo, attuativo della legge delega 155/17, il governo Conte ha definitivamente varato, lo scorso 10 gennaio, il primo Testo unico della disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Si tratta di un corposo codice di 391 articoli (formato da quattro parti, si veda la tabella) che andrà a sostituire tutte le disposizioni vigenti in materia di procedure concorsuali, già contenute nella legge fallimentare e nella legge sul sovraindebitamento dei soggetti non fallibili (legge n. 3/2012).

Il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Ccii) non manderà però in pensione la legge sull’amministrazione straordinaria (e altre disposizioni derivate), poiché durante i lavori preparatori dei principi della delega non venne trovato accordo con i funzionari del ministero dello sviluppo economico per la riforma anche della disciplina delle grandi imprese in crisi.

Il Ccii, predisposto dall’ufficio legislativo del ministro Bonafede, sotto la regia di Mauro Vitiello, ricalca sostanzialmente il progetto redatto dalla Commissione presieduta da Renato Rordorf e nominata dal precedente ministro Orlando, anche se il progetto Rordorf ha subito alcune modifiche e perso durante l’iter di formazione qualche pezzo.

Ciò nonostante mantiene la principale impostazione: quella di tentare di fare emergere il prima possibile la crisi d’impresa.

E infatti, il nocciolo di tutta la riforma, che mai nel nostro ordinamento è stato introdotto, neppure quando ci provò la commissione Trevisanato diversi anni prima, è la previsione degli istituti di allerta (artt. 12 e ss.) accompagnati dalla introduzione degli organismi di composizione della crisi d’impresa (Ocri) ai quali gli organi di controllo societari o i creditori pubblici qualificati dovranno segnalare situazioni di anomalia che emergano dall’applicazione di precisi indici (art. 13) o livelli di indebitamento (art. 15).

Per vedere attuati tali istituti di allerta, però, si dovrà aspettare qualche tempo, e precisamente 18 mesi, perché occorrerà che gli indici vengano definiti e complessivamente approvati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, così come l’art. 13, comma 2 stabilisce, mentre Ocri dovranno essere istituiti presso le camere di commercio affinché le segnalazioni possano essere ricevute, dando avvio alla composizione assistita della crisi (art. 19).

Tuttavia gli imprenditori, gli organi di amministrazione e gli organi di controllo devono immediatamente darsi da fare perché 30 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta del nuovo decreto (pubblicazione che potrà avvenire entro 60 giorni dalla sua approvazione) saranno già operative moltissime norme che modificano le disposizioni del codice civile.

In particolare, da marzo 2019, potrà già essere vigente il nuovo art. 2086 del codice civile, modificato a cura dell’art. 375 del Ccii, il quale obbliga ogni imprenditore che opera in forma societaria o collettiva a istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, al fine di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

L’art. 3 del Ccii, poi, rafforza tale obbligo e lo impone anche a carico di tutti gli imprenditori individuali i quali sono tenuti (doveri del debitore) a adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte.

Quale corollario per l’effettiva emersione tempestiva della crisi, il legislatore ha introdotto anche nuove e assai limitate soglie per obbligare (anche) le piccole società a responsabilità limitata a istituire gli organi di controllo: collegio sindacale o sindaco unico o revisore legale (si veda altro articolo).

Insomma, in attesa che diventi operativo pienamente il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ogni imprenditore non può più nascondere la testa sotto la sabbia ma deve prendere immediatamente atto dell’entità dei debiti erariali e contributivi che ha accumulato, nonché valutare gli indici che denotano squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta, tenuto conto della data di costituzione e di inizio attività, per verificare se i debiti siano sostenibili per almeno i sei mesi successivi e se le prospettive di continuità siano esistenti per l’esercizio in corso.

Qualora la situazione presenti cedimenti o rischi, prima che entrino gli obblighi di segnalazione agli Ocri, dovrà avviare un percorso di ristrutturazione attuando uno degli strumenti che mette già a disposizione oggi la pensionanda legge fallimentare: piano attestato di risanamento, accordo di ristrutturazione dei debiti o concordato preventivo. Con la nuova disciplina della crisi d’impresa e i nuovi assetti organizzativi dell’impresa, l’imprenditore, infatti, non può più valutare la sua crisi solo e in quanto abbia perduto il capitale sociale.

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