Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Procedure d’allerta, efficacia nelle mani di gestori «esperti»

Le procedure di allerta escono consolidate nello schema di disegno di legge delega per la riforma della disciplina delle crisi che il Consiglio dei ministri ha approvato. Rispetto alla versione uscita dalla Commissione Rordorf sono state precisate le modalità di innesco ed è stata introdotta una nuova fase conclusiva, eventuale e di natura giudiziale. Rispetto al testo iniziale rimangono immodificati i soggetti titolati ad attivare la procedura di allerta, oltre al debitore. L’organo di controllo interno, collegiale o monocratico, dovrà segnalare tempestivamente alla società natura e consistenza dei sintomi della crisi emergente, sollecitandone l’intervento correttivo e riferendosi in caso di inerzia direttamente all’Organismo di composizione della crisi (Occ, articolo 15, Legge 3/2012).
Gli strumenti d’indagine
La delega non definisce gli indicatori di pericolo, ma non è difficile immaginare come l’approccio dell’organo di controllo non si discosti dalle verifiche ormai obbligatorie cui è tenuto nell’ambito dell’incarico di revisione legale, dopo che la Ragioneria generale del ministero dell’Economia ha, con propria determina del 23 dicembre 2014, identificato in base all’articolo 12 del Dlgs 39/2010 il set di principi di revisione obbligatori, tra cui l’Isa Italia 570 (Continuità aziendale). Gli strumenti di indagine sono quindi già in campo e il relativo utilizzo sufficientemente noto. Mantengono il potere di attivare la procedura anche alcuni creditori qualificati, tra cui agenzia delle Entrate ed enti previdenziali e di riscossione, per i quali il testo di delega introduce una modifica, di carattere sanzionatorio. Sparisce, in caso di inerzia, il riferimento generale alla responsabilità dirigenziale, che lascia spazio al più efficace declassamento del relativo credito, che perderebbe il titolo di prelazione legalmente assegnatogli.
Il ruolo degli Occ
A innesco avvenuto, tutto passa all’Organismo di composizione della crisi che, nell’attuale disegno, verrà dotato di una particolare sezione specializzata, nella quale dovrebbero confluire i gestori in possesso di «adeguata professionalità nella gestione della crisi», requisito da cui dipenderà in buona misura il successo sul campo del nuovo strumento. È un fatto che l’efficacia del risanamento non si misura solo dalla funzionalità degli strumenti giuridici. Lo Sme’s Report 2014 di Cerved inquadra efficacemente il fenomeno, quantificando in meno del 13% i casi in cui società che abbiano introdotto e perfezionato uno degli strumenti di risanamento rimangono sul mercato dopo 36 mesi. Nell’altro 87% dei casi il problema non è stato evidentemente lo strumento, ma la gestione, che non ha trovato la via per tornare alla redditività. L’«adeguata professionalità», pur nel ruolo terzo che il gestore sarà chiamato ad assumere, dovrà contemplare la multidisciplinarietà affinchè le reali cause della crisi possano essere rimosse. Se alla tradizionale professionalità contabile e legale si affiancherà il moderno approccio strategico al mercato e all’organizzazione, il piano di risanamento acquisirà un respiro gestionale prima e finanziario e legale soltanto dopo.
Sei mesi per un action-plan
In questo quadro il periodo di sei mesi che nel nuovo testo della Delega ha trovato precisazione (prima era solo genericamente «congruo») potrà produrre, ove possibile, un action-plan convincente e tale da rendere il sacrificio imposto ai creditori remunerato da una prospettiva concreta. In questo contesto,le misure protettive del patrimonio, di cui alla lettera f) dell’articolo 4 della delega, costituiranno salvaguardia del processo di risanamento, e non rischieranno di trasformarsi in un rifugio apparente e ingannevole quale è stata la prenotazione del concordato preventivo (articolo 161, comma 6 Legge fallimentare) nei primi mesi di utilizzo, generalizzato, distorto e inutile, sino all’intervento correttivo del giugno 2013 (Dl 69 del 21 giugno 2013); le misure premiali (lettera g), qualsiasi ne sia la declinazione normativa, incideranno su un percorso concreto e realistico di recupero.
L’esperienza francese, che ha istituito le procedure di allerta dal 1984 (legge 84-148) e dispone degli istituti del redressement judiciaire e della sauvegarde pur meno flessibili e riservati in quanto ancorati all’intervento del Tribunale, insegna che è la specializzazione di professionisti, giudici e sistema del credito che rende l’approccio “early-stage” alla crisi così efficace. L’intervento si conclude, ed è una novità della delega approvata al Cdm, con la attestazione dell’Occ, o più probabilmente del gestore incaricato, a conferma (o meno) dell’attuazione delle misure di recupero necessarie al risanamento.
Solo in caso negativo l’iniziativa è rimessa al Tribunale: questi convoca il debitore e assegna a un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, comma 3. lettera d) l’incarico di accertare le condizioni economiche, patrimoniali e finanziarie di crisi, assegnando poi un ulteriore termine per attivare i rimedi, decorso inutilmente il quale, la relazione sarà oggetto di pubblicazione sul Registro delle imprese. Per i casi che giungessero a questo punto il beneficio della tempestività dell’intervento sarebbe già probabilmente svanito.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

TORINO — La produzione della 500 elettrica ferma i contratti di solidarietà nel polo torinese, tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non deve essere imputata la società unipersonale. Non sulla base del decreto 231. In questo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora al palo la corsa agli aumenti di capitale agevolati dall’articolo 26 del Dl 34/2020...

Oggi sulla stampa