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Procedure amichevoli tra stati, il Fisco procede a pieno ritmo

Dall’accordo con gli Usa sull’applicazione della legislazione Fatca ai nuovi standard per lo scambio automatico di informazioni fiscali con gli altri paesi europei. Mentre procede serrata l’attività di gestione delle procedure amichevoli (Map), anche con riferimento a quelle arbitrali in materia di transfer pricing.

A illustrare a ItaliaOggi Sette l’attività in materia di fiscalità transfrontaliera del ministero dell’economia è Marco Iuvinale, neodirettore della direzione Relazioni internazionali del dipartimento delle finanze.

Domanda. Il monitoraggio delle Map diffuso dall’Ocse conferma il trend crescente degli ultimi tre anni. Il dato va letto in maniera positiva (perché aumenta la collaborazione fra tax authorities) o negativa (cioè vuol dire che aumentano i casi di conflitto)?

Risposta. L’aumento si può spiegare con la maggiore consapevolezza che hanno gli operatori economici dell’esistenza di questo strumento. Si tratta soprattutto di una conseguenza dell’attenzione crescente riservata nelle sedi internazionali alle Map per la soluzione ai problemi di doppia imposizione. Sotto il profilo della tax compliance, il dato è da interpretare in maniera neutra e senza particolari connotazioni.

D. Quali sono le fattispecie più ricorrenti oggetto delle Map convenzionali che interessano l’Italia?

R. Le Map convenzionali, vale a dire quelle collegate all’applicazione dei trattati bilaterali per evitare la doppia imposizione, riguardano svariate tematiche: dalle questioni legate al transfer pricing a fattispecie relative a verifiche fattuali, come ad esempio l’individuazione della residenza fiscale di un soggetto che viene considerato residente da entrambi gli stati partner di una Convenzione.

D. Il transfer pricing continua quindi a farla da padrone_

R. Sì. C’è da dire però che un’alternativa probabilmente più conveniente delle Map per i contribuenti che operano a livello internazionale è costituita dagli accordi preventivi tra il Fisco e le imprese, i cosiddetti Apa (Advance price agreements, ndr). Tali accordi possono fornire in anticipo certezza agli operatori economici circa il carico fiscale, prevenire situazioni di doppia tassazione, e contribuire così alla programmazione degli investimenti e dell’attività economica.

D. È possibile avere qualche numero sull’andamento delle Map da convenzione arbitrale in materia di transfer pricing?

R. Complessivamente sono circa 150.

D. Quali sono i prossimi impegni in agenda delle Finanze in tema di cooperazione amministrativa?

R. Siamo particolarmente impegnati su questi temi. La frode e l’evasione fiscale hanno sempre più una dimensione transnazionale e un’efficace azione di contrasto a tali fenomeni passa necessariamente attraverso maggiore cooperazione tra le amministrazioni fiscali. Sul fronte dello scambio di informazioni, stiamo anzitutto lavorando all’accordo con gli Stati Uniti relativo alla legislazione Fatca e alla sua attuazione. Inoltre, da più di un anno l’Italia (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) ha promosso un’iniziativa per affermare come nuovo standard di trasparenza a livello globale lo scambio automatico di informazioni fiscali. Superando così, almeno per i redditi di natura finanziaria, lo standard finora accettato dello scambio su richiesta.

D. Nel recente vertice di San Pietroburgo i leader del G-20 hanno preso l’impegno a implementare lo scambio automatico di informazioni entro la fine del 2015, invitando tutti i paesi ad aderire a tale nuovo standard di trasparenza_

R. Certamente. Insieme all’Ocse stiamo ora lavorando per definire un modello di accordo (da applicare su base bilaterale o multilaterale) per scambiare in modo automatico informazioni finanziarie relative ai propri residenti all’estero. L’obiettivo è di creare uno standard unico a livello globale, che avrà anche il beneficio di contenere gli oneri per gli intermediari finanziari.

D. E a livello di Unione europea?

R. Siamo impegnati nei negoziati in Consiglio per la revisione delle direttive esistenti sulla tassazione del risparmio e sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale per estendere l’ambito di applicazione dello scambio automatico, che è già previsto per talune tipologie di redditi, in coerenza con gli sviluppi internazionali. Infine, la Commissione europea, nel suo Piano d’azione contro la frode e l’evasione del dicembre 2012, ha indicato una serie di iniziative per rafforzare la cooperazione amministrativa. Questi temi saranno affrontati anche durante il semestre italiano di presidenza dell’Ue nella seconda metà del 2014.

D. Anche alla luce della missione del ministro degli esteri Emma Bonino a Berna, quante possibilità ci sono che riprendano i lavori sull’ipotesi di accordo fiscale con la Svizzera?

R. Si tratta di una decisione di natura politica. È peraltro da considerare che il dossier comprende diverse e complesse tematiche. Certamente, per l’Italia è importante avviare un percorso virtuoso con la Confederazione elvetica ed evidentemente gli sviluppi internazionali di cui si è detto in materia di scambio di informazioni costituiscono il contesto di cui si dovrà tener conto. In più, occorre ricordare che, su mandato del Consiglio Ue, la Commissione europea ha avviato negoziati con la Svizzera per ampliare il campo di applicazione dell’accordo comunitario vigente in materia di fiscalità del risparmio nonché adeguare il quadro di collaborazione amministrativa sui redditi da risparmio prevedendo lo scambio automatico di informazioni in linea con gli sviluppi internazionali.

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