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Una procedura ispirata dalla Ue

«Le possibilità di salvaguardare i valori di un’impresa in difficoltà sono direttamente proporzionali alla tempestività dell’intervento risanatore e (…), viceversa, il ritardo nel percepire i prodromi di una crisi fa sì che, nella maggior parte dei casi, questa degeneri in vera e propria insolvenza sino a divenire irreversibile e a rendere perciò velleitari – e non di rado addirittura ulteriormente dannosi – i postumi tentativi di risanamento». È con queste parole che la relazione illustrativa della riforma fallimentare (atto Senato 2681) spiega le ragioni dell’introduzione della procedura di allerta e di composizione assistita della crisi.
La principale matrice di ispirazione dei nuovi istituti può essere considerata la raccomandazione della Commissione dell’Unione europea 2014/135/Ue del 12 marzo 2014, come si evince dagli espliciti richiami fatti sia dalla relazione illustrativa che da quella redatta dalla commissione ministeriale sulle procedure concorsuali presieduta da Renato Rordorf. Raccomandazione tesa a garantire alle imprese sane in difficoltà finanziaria, ovunque siano stabilite nell’Unione, l’accesso a un quadro nazionale in materia di insolvenza che permetta loro di ristrutturarsi in una fase precoce in modo da evitare l’insolvenza, massimizzandone pertanto il valore totale per creditori, dipendenti, proprietari e per l’economia in generale, (considerando 1, ripreso ai considerando 16-19).
Come ricordato nella relazione illustrativa, la necessità dell’ingresso anticipato nella procedura dell’imprenditore in crisi è, d’altronde, principio riconosciuto da tutti gli ordinamenti, a partire da quello statunitense, e fa parte dei principi elaborati dall’Uncitral e dalla Banca Mondiale per la corretta gestione della crisi d’impresa.
La raccomandazione Ue spinge perché ogni Stato si doti di una procedura di ristrutturazione che permetta ai debitori di fronteggiare le difficoltà finanziarie in una fase precoce, evitando l’insolvenza e senza arrestare l’attività; procedura che deve avere i caratteri della flessibilità, con limitazione dell’intervento giudiziale secondo criteri di necessità e proporzione e privilegiando, piuttosto, l’intervento di un terzo in posizione mediatoria o di supervisione, ancorché non obbligatoria.
Questi principi sono ripresi dalla proposta di direttiva del 22 novembre 2016 che mira a introdurre negli ordinamenti nazionali degli Stati membri regole comuni in materia d’insolvenza, soprattutto per quanto riguarda l’adozione di misure tempestive per la ristrutturazione delle imprese in crisi. In quest’ottica, la proposta di direttiva della commissione Ue colloca tra i principi generali l’early warning, definito come il complesso degli strumenti che possono evidenziare l’avvio di un peggioramento delle performance dell’impresa e segnalare all’imprenditore la necessità di attivarsi con urgenza.

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