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Procedura esecutiva sospesa nelle ipotesi di confisca del bene

La riforma del Codice antimafia chiarisce e semplifica i rapporti tra sequestro e procedimenti esecutivi.
Nella nuova formulazione l’articolo 55 del decreto legislativo 159/2011 prevede che le procedure esecutive che sono pendenti al momento del sequestro del bene restino sospese fino alla conclusione del procedimento di prevenzione.
Se viene emesso in via definitiva provvedimento di confisca di bene sottoposto a procedura esecutiva, dopo la sospensione essa si estingue.
Se il bene viene dissequestrato, la procedura esecutiva sospesa deve essere riassunta entro un anno dall’irrevocabilità del provvedimento che ha disposto la restituzione del bene.
Frattanto, il creditore può chiedere al giudice della prevenzione il riconoscimento delle sue pretese nel procedimento di verifica dei crediti, ma ha l’onere di provare la propria buona fede.
Se invece il bene sequestrato era stato oggetto di domanda giudiziale precedentemente trascritta, avente a oggetto diritti reali su di esso, il giudizio civile rimane sospeso sino alla conclusione di quello di prevenzione. E la parte del giudizio civile sospeso, che aveva chiesto l’accertamento di proprie pretese sul bene, può intervenire nel giudizio di prevenzione o per far valere propri diritti reali nel procedimento principale o per far valere diritti di credito nel subprocedimento di verifica dei crediti.
La riforma ha inoltre razionalizzato la disciplina delle interferenze tra procedimento fallimentare e procedimento di prevenzione, con mirate modifiche degli articoli 63 e 64 del Codice antimafia. Si supera il sistema che prevedeva l’intervento anche del giudice delegato al fallimento nelle attività di verifica di buona fede e si fissano regole che riconducono questo accertamento solo al giudice della prevenzione, che ha peraltro a disposizione tutti gli atti di indagine che lo rendono possibile.
Quindi, se viene dichiarato il fallimento dopo l’esecuzione del sequestro, i beni assoggettati al procedimento di prevenzione sono esclusi dalla massa attiva fallimentare. La verifica dei crediti e dei diritti inerenti ai rapporti relativi a tali beni viene svolta dal giudice delegato della prevenzione nell’apposito procedimento.
In caso di revoca del sequestro o della confisca, i beni devono essere restituiti al curatore fallimentare. E il giudice delegato al fallimento deve procedere alla verifica dei crediti in base alla legge fallimentare (e quindi senza il più penetrante accertamento circa la buona fede) ma solo in relazione ai rapporti riguardanti i beni restituiti.
Se il fallimento era stato dichiarato prima dell’esecuzione del sequestro e vi era stata la verifica dei crediti da parte del giudice delegato al fallimento, i crediti e i diritti inerenti i rapporti relativi ai beni successivamente sequestrati sono ulteriormente verificati (stavolta anche con riguardo alla buona fede) dal giudice delegato del tribunale di prevenzione.
Se il giudice fallimentare aveva emesso il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e questo era stato impugnato, il tribunale fallimentare deve sospendere il giudizio sino alla conclusione del giudizio di prevenzione.

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