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Procedura di allerta, meno peso ai tribunali

Cade la segnalazione all’autorità giudiziaria, ma resta l’obbligo di farla da parte dei creditori qualificati. Nell’organismo di composizione della crisi fa poi il suo ingresso un professionista nominato dal giudice. Si allarga la necessità del sindaco nelle società a responsabilità limitata. L’aula della Camera ha pressoché concluso ieri sera l’esame della legge delega sulla riforma della crisi d’impresa, ma il voto finale sul testo complessivo dell’articolato sarà dato solo oggi. Il provvedimento approderà poi al Senato.
La versione finale che ha preso forma dopo un tormentato percorso dovrebbe essere un po’ meno indigesta al mondo delle imprese con Confindustria che ha partecipato ai lavori della commissione Rordorf che ha messo a punto un testo poi cambiato in aspetti non marginali dal ministero della Giustizia e che alla Camera, in commissione Giustizia, era poi stato ulteriormente modificato.
Il nodo, da tempo, è quello della fisionomia della procedura di allerta e del ruolo, e della tempistica, dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Un intervento che, ha sottolineato più volte Confindustria, non deve essere troppo invasivo per non fare poi da deterrente nei confronti dell’impresa in crisi certo ma non ancora insolvente
Alla fine il “punto di caduta” raggiunto dalla mediazione di questi ultimi giorni vede rimanere in piedi la necessità che Fisco e Inps segnalino i casi di mancato pagamento di imposte e contributi. Ma l’avvertimento non andrà più indirizzato all’autorità giudiziaria come prevedeva in un primo tempo il testo della delega uscito dalla commissione Giustizia. La segnalazione dovrà invece essere fatta all’organismo di composizione della crisi si rafforza come snodo fondamentale della procedura. Se ne precisano tuttavia le caratteristiche, chiarendo che ne dovrà essere prevista l’istituzione presso ogni Camera di commercio; l’organismo dovrà poi nominare un collegio di tre esperti, all’interno del quale uno dei componenti sarà scelto dal presidente della sezione specializzata in materia d’impresa del tribunale del luogo in cui l’imprenditore ha sede; gli altri due componenti saranno designati dalla camera di commercio stessa e dalle associazioni di categoria dei professionisti interessati (in primis, i dottori commercialisti come ovvio).
Starà poi all’organismo formulare una proposta di soluzione della crisi entro 6 mesi dalla presentazione dell’istanza, mentre per incentivare l’imprenditore a uscire allo scoperto sono previste anche copertura sul piano penale da possibili contestazioni di bancarotta.
Altra misura certo gradita ai professionisti è quella che prevede l’estensione dell’obbligo di fare ricorso al sindaco unico per le società a responsabilità limitata che si pongono al di sotto di una determinata soglia di ricavi.

Giovanni Negri

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