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Procedimenti, termini sospesi dal 23/2 al 15/4

Sospesi o prorogati tutti i termini dei procedimenti amministrativi. Il decreto legge «Cura Italia» ha adottato una decisione inevitabile, con l’articolo 99, il cui compito è appunto regolamentare le sorti degli iter procedimentali. Alla base della scelta governativa due ovvie constatazioni. La prima è che i termini da rispettare, in questa fase, non possono che riguardare con assoluta prevalenza le attività amministrative e tecniche per la sanità e la protezione civile. La seconda è che le pubbliche amministrazioni per la gran parte non sono attrezzate pienamente ad un efficace lavoro agile. In tantissimi casi, le connessioni da casa sono lente ed insufficienti e, comunque, gli applicativi in troppi casi sono installati in reti interne e blindate e non disponibili nella rete e, quindi, accessibili, anche eventualmente con reti virtuali. Quasi sconosciuti sono gli applicativi che consentono di accedere da remoto al pc d’ufficio, purché acceso. Quindi, il lavoro agile, divenuto nella p.a. l’ordinaria modalità di resa della prestazione lavorativa, non può garantire in modo uniforme nel Paese la piena e corretta trattazione delle procedure. Il che, inevitabilmente, comporterebbe ritardi su termini che la legge 241/1990 e le leggi speciali hanno fissato ovviamente in «tempo di pace». L’articolo 99 del d.l., quindi, stabilisce che «ai fini del computo dei termini ordinatori o perentori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi, relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi su istanza di parte o d’ufficio, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020». Si tratta, appunto, della «sospensione», cioè quel meccanismo che congela il decorso di un termine, che ricomincia a decorrere terminata la fase di sospensione. Per esempio, nel caso di una pratica che debba concludersi in 30 giorni, se al 23 febbraio fossero decorsi 15 giorni, il termine rimane sospeso e il computo dei restanti 15 giorni ricomincerebbe dal 15 aprile 2020. Questo permette alle amministrazioni di prendere fiato ed organizzarsi e attribuisce comunque a cittadini ed imprese un minimo di certezza giuridica (nell’incertezza ovvia sulla durata dell’emergenza). L’articolo 99 non si limita, in effetti, a sospendere i procedimenti, ma invita le pubbliche amministrazioni ad adottare «ogni misura organizzativa idonea ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, con priorità per quelli da considerare urgenti, anche sulla base di motivate istanze degli interessati».

L’articolo si cura anche di scongiurare la produzione implicita di provvedimenti connessa al «silenzio significativo» o al «silenzio accoglimento» e dispone che sono prorogati o differiti, per il tempo corrispondente, i termini di formazione della volontà conclusiva dell’amministrazione nelle forme del silenzio significativo previste dall’ordinamento.

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