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«Problemi superabili, ho la fiducia»

di Marco Galluzzo

ROMA — «La Rai non è core business, non fa parte del mandato, non strapperemo mai su un argomento simile». Quello del governo sulla tv pubblica può essere un auspicio, gli studi dicono che per avere un servizio migliore, di maggiore qualità, occorre una governance diversa, regole di amministrazione discontinue con il passato. Ma le convinzioni e le certezze dell'esecutivo si fermano qui; mai si tramuteranno, in questo caso, in decisioni unilaterali o in norme di decreto.
A Palazzo Chigi, nel giorno del rifiuto di Alfano, del vertice saltato, si minimizza. Lo ha fatto Monti in conferenza stampa, lo fanno i suoi affiancando alle dichiarazioni le intenzioni del premier. Non sono precisazioni da poco. Il presidente del Consiglio lo ha sempre detto, ma vale la pena ribadirlo, spiegare che è anche una questione di metodo: su argomenti che non sono strettamente economici la mediazione con i partiti si farà prima, se ci si riuscirà, mai dopo. Dunque nessun problema, almeno per il governo.
E ieri sera, se il vertice non fosse saltato, probabilmente di Rai si sarebbe certamente parlato. Delle nomine che nelle prossime settimane andranno fatte (nel Pdl dicono che Monti caldeggi come dg Rocco Sabelli; e che Corrado Passera spinga Claudio Cappon) e probabilmente anche di «un possibile comune denominatore» fra i partiti, per usare le espressioni che si ascoltano a Palazzo Chigi, in tema di governo dell'azienda pubblica. Un denominatore che può essere cercato anche in tema di profili, ruoli e competenze dei nuovi amministratori, ma che andrà comunque cercato, attraverso una mediazione di cui il presidente del Consiglio cercherà di farsi interprete.
Un discorso analogo, ma non identico, viene fatto sulla giustizia e sulle norme anticorruzione: non sono core business, ma hanno a che fare eccome con investimenti, spesa pubblica e bilancio dello Stato. Anche qui Monti probabilmente non andrà avanti a scatola chiusa, come fatto per liberalizzazioni, semplificazioni o correzione della spesa pubblica, ma nemmeno accetterà, eventualmente, di restare immobile, causa divisioni nella maggioranza.
Sfumature che in ogni caso segnano dei confini. La minimizzazione non è artificiale, creata ad arte. Si coglie reale e corrisponde a quello che Monti dice in pubblico: «La collaborazione fra il governo e le forze politiche è vitale per il governo e fondamentale per il Paese; non ho alcun segno che si stia incrinando: anzi mi è stato confermato il contrario, il convinto sostegno delle forze politiche».
L'incontro con i tre segretari, ha aggiunto Monti, avverrà comunque, la prossima settimana. In sintesi: i problemi fra le forze politiche «possono essere superati. Il Paese ha interesse ad una armoniosa cooperazione fra i tre partiti e sono convinto che i temporanei problemi che fanno parte delle cose umane e credo, a maggior ragione, delle cose politiche, possano essere rapidamente superati».
Sul vertice saltato è intervenuta ieri anche il ministro Paola Severino, presunta colpevole, almeno per il Pdl, di aver incontrato due giorni fa Bersani e Casini, senza Alfano, per discutere di giustizia. Si è detta «stupita, perché è stato un incontro abbastanza casuale, non preordinato e molto breve. E alla fine ho telefonato ad Alfano per riferire: il mio comportamento è stato assolutamente trasparente. In altre occasioni ho incontrato Alfano da solo e non per questo gli altri due referenti avevano ritenuto che ci fosse qualcosa di oscuro o poco chiaro. Credo che la trasparenza di queste cose sia assolutamente valutabile».
Alfano ha fatto valutazioni diverse e ha dato forfait, citando fra le ragioni sia la Rai che le norme sulla giustizia.
 

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