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Il problema degli «Npl» in cerca di una soluzione

I problemi che stanno interessando il credito bancario in Italia non sono una novità, sebbene in passato fossero più marginali rispetto a ora. Le riforme che si sono susseguite, specialmente a livello internazionale ed europeo, in materia di regolamentazione bancaria e finanziaria hanno da un lato aumentato i requisiti patrimoniali richiesti agli istituti di credito e, dall’altro, reso più complessa l’attività bancaria, in particolare quella tradizionale di intermediazione finanziaria.
Sia l’enorme massa di crediti deteriorati, presenti, in misura più o meno consistente, nei bilanci dei vari istituti di credito operanti in Italia, sia i continui aggiornamenti in materia di regulation bancaria, soprattutto con riferimento alla valutazione qualitativa e quantitativa di capitale, rendono molto difficoltoso l’esercizio di tale attività. Resa inoltre più complessa dai bassi tassi di interesse, che limitano la redditività degli istituti, quale conseguenza della politica ultra espansiva della Bce, destinata a rimanere in vigore, sebbene a ritmi più moderati, almeno fino a dicembre 2017.
L’inasprimento dei requisiti patrimoniali richiesti alle banche, volti a fronteggiare i rischi ai quali sono esposte, in particolare quello di credito, e ad affrontare in maniera più solida e pronta eventuali futuri shock finanziari, non sembra ancora aver trovato una soluzione definitiva. L’attuale sistema normativo si fonda sul regolamento 575/2013 e sulla direttiva 2013/36 con i quali sono state introdotte nella Ue, nel dicembre 2010, le regole elaborate dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, poi modificate e integrate, per implementare un sistema di regole idoneo a prevenire e affrontare nuove crisi finanziarie. Ma i requisiti patrimoniali richiesti agli istituti di credito potrebbero essere presto ancora inaspriti.
Alla luce di una vigilanza bancaria sempre più invasiva, è decisivo, per gli istituti italiani, risolvere il problema dei crediti deteriorati, attraverso gli strumenti giuridici elaborati dal legislatore nell’ultimo anno, per riprendere in maniera più vigorosa l’attività di intermediazione finanziaria e favorire così la ripresa economica. Data l’impossibilità di adottare una soluzione sistemica, simile a quella di altri Paesi Ue (come Spagna, Irlanda e Germania), il problema dei non performing loans (Npl) è stato affrontato dal legislatore tramite l’implementazione di un dettagliato e complesso sistema di cartolarizzazione dei crediti deteriorati, assistito da una garanzia statale.
Questo sistema, disciplinato dal Dl 18/2016, prende il nome di Gacs (garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze). L’Economia è autorizzata a rilasciare la garanzia dello Stato sulle passività emerse nelle operazioni di cartolarizzazione previste dall’articolo 1 della legge 130 del 1999 per un periodo di 18 mesi dall’entrata in vigore del Dl e con proprio decreto potrà estenderla, con l’autorizzazione della Commissione europea, per altri 18 mesi. La conversione in legge ha chiarito alcuni aspetti critici e accolto alcune delle proposte elaborate in seguito all’emanazione del Dl 18, come l’allargamento delle disposizioni agli intermediari finanziari previsti dall’articolo 106 del Testo unico bancario (decreto legislativo 385/93). Restano però aperti alcuni interrogativi, tra i quali la possibilità, da parte degli investitori, di utilizzare i titoli senior come collateral nell’ambito delle operazioni di finanziamento presso la Bce. Possibilità che aumenterebbe l’interesse degli investitori per questo strumento.
La recente e inaspettata evoluzione della vicenda del Monte dei Paschi di Siena, per cui la cessione del rilevante numero di Npl in bilancio passava attraverso l’utilizzo della Gacs, può disincentivare al suo utilizzo, anche se, al momento, rappresenta lo strumento più efficace per la risoluzione del problema dei crediti deteriorati. Dopo le recenti polemiche con la Bce, in merito alla concessione di una proroga ai vertici di Rocca Salimbeni per individuare nuovi investitori, sembrano essere stati scongiurati, almeno per il momento, i rischi per l’intero settore bancario, tramite l’intervento del nuovo Esecutivo che ha assicurato un fondo per il sistema e, in particolare, per il salvataggio di Mps che dovrà passare attraverso una ricapitalizzazione precauzionale pubblica, in base all’articolo 32 della direttiva Brrd (Bank recovery and resolution directive, la 2014/59/Ue).
Docente di diritto commerciale europeo
e componente del comitato scientifico Igs

Carloalberto Giusti

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