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Pro rata, massimale illegittimo

Stop al massimo pensionabile. Le Casse previdenziali private non potevano mettere un tetto al trattamento di quiescenza dei professionisti perché è contro il principio del pro rata introdotto dalla riforma Dini del 1995 per proteggere i diritti quesiti dal peggioramento dei criteri di calcolo dell’assegno. Ma per i trattamenti maturati dal 2007 il pro rata non deve essere applicato in modo rigoroso come prima ma secondo «equità fra generazioni» in modo che gli istituti possano salvaguardare i conti e pagare in futuro le pensioni anche ai professionisti più giovani. E sui ratei per i quali è chiesta la riliquidazione la prescrizione è in dieci anni e non cinque. Ancora: la norma contenuta nella legge di Stabilità 2014 non è contraria alla Cedu ma risulta davvero di interpretazione autentica, perché la finanziaria 2007 era ambigua in materia, ma non può valere per il passato. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 17742/15, pubblicata l’8 settembre.

Nozione propria. Bocciato il ricorso della Cassa dei ragionieri: l’assicurato ha maturato il diritto alla pensione di vecchiaia dal 1° dicembre 2001 e per lui sono irrilevanti tanto la finanziaria 2007 che ha attenuato il pro rata quanto Stabilità 2014 che ne ha chiarito la portata. La riforma Dini consentiva solo variazioni delle aliquote e dei coefficienti e non la fissazione di un massimale. In tale ipotesi, secondo la giurisprudenza, la legge consente che i lavoratori assicurati, i quali alla data del 31 dicembre ’95 vantino un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni, abbiano una base frazionata per il calcolo della prestazione, calcolata sulla base del sistema retributivo per l’anzianità contributiva maturata fino a quella data e sulla base del sistema contributivo per quella successiva. Non giova eccepire che da questa interpretazione deriverebbe una nozione impropria di pro rata che invece, opera dalla riforma Dini «in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche incidenti sulla determinazione della pensione e, quindi, con riferimento ai criteri di liquidazione che, al momento di introduzione di dette modifiche, sarebbero stati altrimenti applicabili a tali pregresse anzianità».

Fisionomia interpretativa. La finanziaria 2007 autorizza dunque la Cassa dei ragionieri come quella degli avvocati, dei giornalisti e degli altri professionisti ad adottare delibere nelle quali il principio del pro rata è temperato rispetto ai criteri originari della riforma Dini che nella spese vanno a vantaggio del pensionato. Il contrasto si è formato sull’interpretazione da dare alla legge di Stabilità 2014 laddove interviene a spiegare la valenza della finanziaria 2007. E in effetti la disposizione ha una sua vera e propria fisionomia interpretativa per il cul de sac in cui erano finiti gli enti privatizzati e non si pone in contrasto con i diritti quesiti: ecco allora che il pro rata flessibile si applica ai trattamenti maturati solo dopo il primo gennaio 2007, mentre sono fatti salvo gli atti e le deliberazioni in materia previdenziale adottati prima.

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