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Pro bono, con la pandemia anche le pmi diventano fragili

L’emergenza Covid non ferma l’attività Pro Bono degli studi legali. Lo confermano i numeri della terza edizione dell’Italy Pro Bono Day, che si è tenuta lo scorso 23 novembre, e organizzata da Pro Bono Italia, Hogan Lovells, Legance – Avvocati Associati, Orrick, Cild, CSVnet, PILnet, European Pro Bono Alliance, European Pro Bono Initiative e TrustLaw. All’evento, che si inseriva nell’ambito della seconda edizione dell’European Pro Bono Week, hanno partecipato da remoto ben 164 persone, in rappresentanza di 36 studi legali, 25 associazioni, 3 università e cliniche legali, e 5 aziende. Un evento che, come ha spiegato il presidente di Pro Bono Italia, Giovanni Carotenuto, si è tenuto «in concomitanza con una emergenza sanitaria senza precedenti. Giunto alla terza edizione, l’Italy Pro Bono Day si conferma un importante momento di scambio tra il mondo non profit e quello del volontariato professionale, rappresentato da avvocati che, accanto alla loro attività principale, scelgono di mettere le proprie capacità e competenze al servizio dei più bisognosi, in tal modo realizzando la funzione sociale della professione forense».

Da sempre gli studi legali hanno focalizzato la loro attenzione all’attività pro bono e a maggior ragione in questo periodo dove la giustizia è stata «attaccata» dalla pandemia. «Dal 2014 in Italia esiste l’associazione Pro Bono Italia con l’obiettivo di diffondere sempre di più l’attività legale prestata gratuitamente dagli avvocati», spiega Antonio Bana, partner dello Studio Bana. «Cresce sicuramente anche tra i giovani la spinta vero la volontà di mettere a disposizione il proprio lavoro nell’attività «pro bono» come attività professionale volontaria resa gratuitamente a favore dei soggetti svantaggiati e di associazioni senza scopo di lucro. Ricordo un legal thriller del passato dal titolo «Suspect – Presunto colpevole» dove proprio nella scena iniziale l’avvocato davanti al Giudice della Corte avvertiva che non era stata ancora saldata la propria parcella e che intendeva interrompere in quel momento la propria assistenza legale. Il giudice, con un sorriso, provvedeva a questo punto ad assegnargli una nuova difesa d’ufficio e lo invitava a continuare nella sua attività professionale. L’attività pro-bono ci porta a vivere l’esperienza professionale anche in questo particolare periodo dove è capitato che, in corso di causa, ci si trovi ad affrontare insieme al cliente la sua impossibilità di continuare a sostenere gli onorari dell’avvocato. L’attività professionale volontaria può intervenire in questo frangente, portando a termine il processo in corso, tutelando gli interessi del proprio cliente che si è trovato improvvisamente in difficoltà economiche».

L’emergenza ancora in corso ha comunque modificato l’impostazione delle attività. «Come per gli anni passati, anche nel corso del 2020 lo studio Orrick è risultato significativamente impegnato nel rendere attività pro bono», spiega Alessandra Quattrini del team pro Bono di Orrick Italia. «Tuttavia, a causa dell’emergenza sanitaria, le nostre attività, da un lato, sono state maggiormente indirizzate verso settori specifici e dall’altro sono state rese più difficoltose in riferimento all’assistenza ai richiedenti asilo/protezione internazionale. Più in particolare, possiamo segnalare che nell’ambito della gestione delle associazioni e organizzazioni di volontariato in genere, abbiamo ricevuto numerose richieste di assistenza per quanto concerne la disciplina degli organi sociali e soprattutto delle assemblee degli associati da tenersi da remoto e non in presenza pur senza disposizioni statutarie specifiche sul punto, ovvero in riferimento a situazioni di delega, di quorum e di deliberazioni in genere, nonché circa la disciplina del conferimento di procure a distanza ed interfaccia con notai o altri certificatori.

Queste situazioni sono ovviamente da ricondursi al fatto che erano sostanzialmente impedite le riunioni in presenza. Da un diverso punto, in relazione all’assistenza ai richiedenti asilo/protezione internazionale, l’incidenza dell’emergenza da Covid 19 ha influito sulla nostra assistenza pro bono sotto molteplici profili, tra cui: l’impossibilità di effettuare incontri presso i centri per le necessarie interviste ed acquisizione di informazioni; la sospensione quasi totale delle attività della Commissione e dell’esame delle istanze di protezione internazionale; e il rinvio delle udienze dei Tribunali per le impugnazioni delle decisioni negative della Commissione. A causa di ciò i richiedenti asilo nei Centri di accoglienza sono stati sostanzialmente abbandonati e si sono sentiti isolati».

La pandemia ha dunque avuto un inevitabile impatto sull’attività. «In un mondo dove è sempre più radicato il principio per cui «non c’è business senza etica e creazione di valore condiviso», con i manager delle aziende sempre più orientati verso obiettivi di sostenibilità (ambientale, sociale, di inclusione ecc.)», dice Sara Moro, partner di Lca Studio Legale, «gli studi legali strutturati, come Lca, condividendo tali valori e consapevoli della loro responsabilità e condizione «privilegiata» (grazie al numero di professionisti di cui dispongono e delle competenze di elevata qualità che possono mettere a disposizione della «comunità»), non potevano affatto restare inerti e indifferenti. Al contrario, sospinti da un rinnovato senso di responsabilità, i programmi pro bono sono stati intensificati e i team di lavoro allargati, dedicando maggiori ore e coinvolgendo un numero sempre più alto di professionisti. Ed è innegabile che questo aspetto – anche se puramente interno-organizzativo – costituisca il primo evidente elemento di discontinuità rispetto ai mesi precedenti, al quale si aggiunge un ulteriore elemento, del tutto inedito, relativo all’identità dei nuovi destinatari dell’attività pro bono. Si tratta quasi prevalentemente di pmi, interlocutori che fino all’anno scorso sono sempre stati estranei a questo ambito, in virtù della solidità e vitalità del loro tessuto produttivo, che tuttavia – a causa dell’emergenza Covid-19 – sono stati privati delle risorse da investire in consulenza qualificata. Abbiamo offerto consulenze legali online a titolo completamente gratuito, sia in occasione di eventi virtuali, come i webinar, sia attraverso la pubblicazione di memo, note, vademecum che hanno fornito risposte e pareri legali, sotto il profilo civile, amministrativo, fiscale e penale, in ordine ai nuovi adempimenti richiesti dalle nuove misure emergenziali emanate dal Governo. Ma ci è stato chiesto aiuto anche dalle famiglie e persone fisiche che in questo momento attraversano difficoltà economiche: chi doveva rinegoziare un contratto di locazione o di mutuo, chi doveva chiedere un prestito, ecc. In questo contesto di rinvigorita solidarietà sociale, abbiamo anche avuto modo di conoscere un paese di imprenditori «virtuosi» (aziende tessili, concerie, produttori di geo-tessuti ecc) – alcuni già noti, altri meno – che hanno aiutato la comunità – e per questo hanno meritato il nostro supporto – riconvertendo la loro produzione industriale in produzione di dispositivi di protezione individuali».

Stefano Petrecca, partner di Cba e responsabile della sede di Roma, ha assistito pro bono Fondazione Fiera Internazionale di Milano per gli aspetti fiscali dell’operazione che ha portato prima al crowfunding necessario e poi alla costruzione in tempi record dell’Ospedale specializzato per i pazienti Covid 19, approntato in 2 settimane durante il primo lockdown. Si tratta di un ospedale Covid per le terapie intensive all’avanguardia e oggi in uso per i ricoveri dovuti alla nuova emergenza. «La parte più complessa è stata la gestione dell’operazione in un momento di grande urgenza e di shock determinato dalla pandemia e in pieno «primo» lockdown», spiega Petrecca, A questi elementi si è unita ovviamente la particolare complessità tecnica delle problematiche coinvolte».

Prosegue anche l’impegno sul fronte diritti civili. Mario Di Carlo, partner dello studio Ristuccia Tufarelli & Partners ricopre anche il ruolo di presidente di Edge, un network di persone Lgbti+ e alleati che ha lo scopo di promuovere l’inclusione delle persone Lgbti+ nella vita economica e sociale del paese. Inoltre Di Carlo è socio di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti. La sua attività pro bono, in questi anni, si è sviluppata principalmente nell’attività di strategic litigation, ossia su casi di contenzioso in materia di diritti delle persone Lgbti+ che hanno un impatto rilevante a livello giuridico e sociale, e nel supporto alle attività di advocacy. «Con l’emergenza Covid il contenzioso strategico ha subito un rallentamento», prosegue Di Carlo, «innanzitutto perché casi del genere, specie nelle fasi iniziali, richiedono incontri con molti attori che debbono mettersi intorno a un tavolo, conoscersi, discutere del caso, pianificare la strategia. È necessario incontrare le parti, gli avvocati, i portatori di interesse e le relative associazioni, anche più volte. Si tratta di temi delicati per cui il digitale è di supporto quando è già utilizzato dal cliente e dalle altre parti, altrimenti vanno affrontati de visu, specie nelle prime fasi. In questo i luoghi fisici di incontro sono anche occasioni di incontro e di creazione. Inoltre, in generale molta dell’attività di contenzioso, a causa della pandemia, ha subito sospensioni e posticipazioni. Anche i contenziosi già avviati e che mi hanno visto coinvolto pro bono, quali quelli sulla dicitura «Genitori» invece di «Padre e Madre» e altri casi di discriminazione sono slittati di qualche mese». L’attività di sensibilizzazione, formazione e public advocacy sui temi dei diritti delle persone Lgbt+ non si è fermata con la pandemia; è stata infatti perseguita attraverso pubblicazioni, conferenze e incontri digitali con agende e panel ben strutturati e completi.

«Personalmente», prosegue Mario Di Carlo, «negli ultimi mesi, ho continuato a dedicare tempo e studio a questi temi. il mio tempo per le attività pro bono si è quindi concentrato nell’approfondimento dei temi più urgenti e si è concretizzato nella stesura di testi, analisi normative e proposte di emendamenti e partecipazione a web conference. Ho preso parte alla stesura dell’eBook gratuito «Genitori all’anagrafe e discriminazioni» e alle relazioni presentate in webinar organizzati da Rete Lenford sui discorsi d’odio verso le persone Lgbti+ e gli strumenti e le tutele contro questo fenomeno che è preoccupantemente in crescita.

Anche la Commissione Diritti Umani del Consiglio nazionale forense ha lavorato e presentato sui canali digitali il progetto: «L’inclusione e la non discriminazione delle persone per motivi di orientamento sessuale, identità di genere, «razza» ed origine etnica nella società e nell’avvocatura».

Per i professionisti di Sza studio legale l’attività di pro bono è un elemento centrale del modo di svolgere la professione e dell’appartenenza all’associazione professionale. «Lo studio interpreta con serietà il proprio ruolo di attore del sistema giustizia e, mettendosi a disposizione anche di chi non abbia risorse, vuole così contribuire alla diffusione di una cultura della legalità», spiega la managing partner di Sza, Marisa Meroni. «La consapevolezza dell’appartenenza alla comunità locale e nazionale illumina certamente anche gli aspetti solidaristici dello svolgimento dell’attività a titolo gratuito. Tradizionalmente, i beneficiari della consulenza ed assistenza pro bono sono state persone fisiche, in procedimenti di separazione o divorzio, cause attive o passive di risarcimento del danno o di tutela del diritto di proprietà o delle esigenze abitative. È stata quindi una scelta naturale quella di aderire, a partire dal 2018, alla Pro Bono Round Table, associazione che riunisce i principali studi legali italiani che riconoscono la centralità e l’importanza dell’attività pro bono.

L’impegno di Sza si è quindi istituzionalizzato e lo svolgimento della consulenza gratuita è oggi una delle policy di responsabilità sociale dello studio. L’appartenenza all’associazione ha peraltro determinato una diversificazione della platea dei beneficiari. In questi ultimi tre anni Sza ha infatti prestato consulenza a favore di associazioni ed enti non profit impegnati nella modifica degli statuti sociali in vista del recepimento di quanto disposto dalla Riforma del terzo settore. Anche nel corso della pandemia l’attenzione di Sza si è rivolta all’associazionismo; lo studio ha infatti sostenuto, nella redazione dell’atto costitutivo e dello statuto, un’associazione lombarda di vittime del Covid impegnata non solo nella tutela giudiziaria ma anche nella diffusione di un nuovo modello di cultura assistenziale nelle strutture sanitarie e socio sanitarie».

Giovanardi Studio Legale, studio attivo nella cittadinanza solidale, ha rafforzato il suo impegno nel periodo emergenziale unendo al sostegno finanziario in favore di realtà vicine al disagio sociale, la prestazione di attività professionale a titolo gratuito in favore di enti del terzo settore. «Il sostegno finanziario, oltre che mediante donazioni, è stato perseguito ricercando fornitori dello Studio tra gli enti del terzo settore che esercitano attività di impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e con finalità solidaristiche e di utilità sociale», afferma il managing partner, Carlo Alberto Giovanardi. «Tra le attività pro bono rese, si ricorda il supporto alla testata che raggruppa grande parte degli enti del terzo settore, Vita Editoriale S.p.A., accompagnata attraverso un percorso concordatario omologato con successo, che la vedrà trasformarsi in impresa sociale con la prosecuzione dell’attività caratteristica di informazione, sensibilizzazione e formazione.

Da menzionare anche l’attività prestata, sempre a titolo gratuito, per il riassetto dell’indebitamento finanziario della Fondazione Don Gnocchi. A questo si aggiunge un progetto attualmente allo studio, diretto ad agevolare percorsi formativi per l’acquisizione di professionalità di base propedeutici ad un inserimento accompagnato nel mercato del lavoro. L’attività pro bono dello studio è caratterizzata da particolare dedizione di ciascun professionista coinvolto e ciò a conferma della piena e integrale condivisione da parte di tutte le persone dello studio dei valori e di come lo Studio viva in diretta il concetto di cittadinanza sociale. La consapevolezza delle difficoltà che sta affrontando il terzo settore a causa della nota emergenza sanitaria, è stata occasione per avviare una riflessione interna circa una più strutturata programmazione delle attività pro bono che poggi sulla gratuità dell’assistenza legale, sulle donazioni dirette, su progetti condivisi e sull’individuazione di fornitori attivi nel sociale».

Nel corso del 2020 i professionisti dello studio Montella Law hanno continuato la loro consueta attività pro bono in favore – in particolare – di associazioni senza scopo di lucro. La maggior parte delle richieste di consulenza legale ha riguardato l’assistenza fornita alle associazioni per redigere o aggiornare gli statuti in conformità alla riforma del terzo settore e sulla materia del trattamento dei dati personali (revisione delle privacy policy in conformità al Regolamento Ue (2016/679). Come nel caso di Moby Dick ente di terzo settore fondato nel 2005 la cui mission è lo scambio di esperienze e idee attraverso attività culturali e formative in Italia e all’estero per i giovani. Inoltre i professionisti di Montella Law hanno assistito associazioni ambientaliste in contenziosi dove esse si sono costituite parte civile con riguardo a reati ambientali. «L’attività pro bono istituzionale non si è modificata di molto», dichiara il founding partner Pietro Montella. «Abbiamo sempre usato gli strumenti digitali anche per incontrare le parti da assistere, anche prima del Covid. Quello che la pandemia ha invece portato è stata la riflessione interna, seguita dalla decisione di dedicare un po’ del nostro tempo nell’aiutare – fornendo risposte e brevi consulenze – a categorie che nel giro di poche settimane sono state investite da un proliferare di norme e da un impatto economico devastante e mai affrontato prima: il settore della ristorazione per esempio o la categoria degli studenti universitari. In molte città universitarie tanti studenti hanno visto da un giorno all’altro la didattica modificarsi. La loro presenza fisica non era più richiesta in aula e i contratti di locazione delle loro case un peso economico non più sostenibile. Alcune persone o attività commerciali hanno avuto bisogno di una guida, e abbiamo deciso di farlo volentieri mettendo a disposizione parte delle nostre energie e del nostro tempo».

E poi ci sono gli avvocati impegnati direttamente in associazioni che si occupano di prevenire determinati crimini. È il caso dell’avvocato Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano Privacy, impegnato nel Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo. «Il Centro fornisce gratuitamente primi consulti e orientamenti ai ragazzi e alle ragazze, per prevenire e difendersi da fenomeni di cyberbullismo», spiega Luca Bolognini, «Per cyberbullismo si intende una serie di prepotenze ripetute o di illeciti trattamenti di dati personali (anche effettuati una sola volta) che avvengono mediante l’uso della rete a danno di un minorenne. Questi fenomeni – odiosi e dolorosi per le vittime – possono rivelarsi particolarmente gravi e hanno purtroppo visto un forte incremento in tempi di lockdown da Covid-19 anche tra i giovanissimi, dovuto certamente al più intensivo utilizzo di strumenti per la didattica digitale e lo svago on line».

Il Cnac, guidato dall’avv. Claudia Bonari e nato nel 2017 da un’idea di Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, è sostenuto pro bono dai principali studi legali operanti in Italia e specializzati in diritto della privacy e delle tecnologie, ma anche da grandi imprese di Internet (tra le quali Google, Microsoft e Facebook). Il Cnac permette alla vittima, alla famiglia, agli insegnanti o perfino al cyberbullo di avere due incontri di consulto al fine di ottenere una prima valutazione legale del fatto e conoscere gli strumenti giuridici a disposizione per contrastare le violenze subite.

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