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«Privilegio» anche all’associazione

Anche il credito dell’associazione professionale può, con alcuni limiti, essere ammesso allo stato passivo del fallimento con il riconoscimento del privilegio generale sui mobili. Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza 17207/13, depositata ieri), rigettando definitivamente il ricorso di un curatore fallimentare milanese che chiedeva di escludere, dai crediti ammessi al privilegio, quelli vantati dall’associazione professionale di avvocati già consulenti della società fallita.
Mentre il tribunale di primo grado aveva avallato la scelta del giudice delegato di ammettere le parcelle solo come chirografari, la Corte d’appello aveva poi riconosciuto il privilegio, limitandolo alla metà dell’ammontare lamentato. Secondo i giudici di secondo grado la “promozione” doveva essere circoscritta «alla misura del compenso riferito all’attività giudiziale esercitata personalmente da singoli professionisti dello studio». In sostanza poco conta la veste di “centro di imputazione autonoma di interessi” sotto cui si presenta l’associazione, quello che conta è verificare la causa del credito e agire poi di conseguenza,
La stessa Cassazione, condividendo le conclusioni dell’appello e richiamando le sezioni unite 11930/10, ha sottolineato che le norme del codice che disciplinano i privilegi devo essere interpretate in modo estensivo «diretto a individuare il reale significato e la portata effettiva (…) anche oltre il limite apparentemente segnato dalla formulazione testuale».
E allora se la ragione giustificatrice di qualsiasi privilegio, nell’intenzione del legislatore, «è la causa del credito», poco importa «a chi» sia riferito, mentre conta «a chi è imputabile». Se questi è il singolo associato dell’associazione, e oggetto del contratto è la sua prestazione di lavoro, nulla osta al riconoscimento del privilegio «onde consentire alle ragioni del prestatore d’opera la stessa tutela accordata al credito del lavoratore dipendente». In sostanza la presunzione che opera contro l’associazione professionale – e che la esclude tuttora dal privilegio – può essere vinta dalla documentazione che prova la «personalità» della prestazione del singolo associato.

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