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Privatizzazioni, Enav apripista via libera alla cessione del 40%

ROMA — Le nuove privatizzazioni partono dall’Enav, l’ente nazionale di assistenza al volo. Lo ha deciso ieri nella sua prima riunione il Comitato per le privatizzazioni, presieduto dal direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via.
Sul mercato andrà il 40 per cento di Enav, il controllo dunque resterà in mano pubblica (oggi il Tesoro possiede il 100 per cento delle azioni). Difficile valutare il valore del pacchetto delle quote che passeranno ai privati: stando ad alcune valutazioni l’incasso potrebbe aggirarsi intorno ai 500 milioni di euro. Risorse destinate a contribuire alla riduzione del debito pubblico. L’obiettivo di questa tranche di dismissioni (nella quale c’è anche il 3 per cento dell’Eni attraverso una complessa operazione di buyback) è di portare a casa circa 12 miliardi di euro. E quella delle privatizzazioni, per limare il debito (oramai stabilmente oltre quota 2.000 mi-liardi), è una delle principali richieste che la Commissione di Bruxelles avanza nei confronti del governo italiano. Metà dell’incasso, comunque, dovrebbe andare a riduzione del debito, l’altra metà utilizzata per la ricapitalizzazione della Cassa depositi e prestiti che avrà un ruolo decisivo in questa partita.
Entro la metà di gennaio dovrebbero essere nominati gli advisor, per concludere l’operazione di vendita di Enav (si immagina l’ingresso di uno o più soci) nella prima parte del prossimo anno. Sulla rampa di lancio ci sono anche Grandi Stazioni e Centostazioni, controllate da Trenitalia di Mauro Moretti, ma nelle quali c’è già una partecipazione privata; e, con modalità diverse, Cdp Reti, Sace e Fincantieri. Nella riunione di ieri del Comitato sono infatti intervenuti anche l’ad di Trenitalia Moretti e quello di Cassa depositi e prestiti (che controlla Reti, Sace e Fincantieri attraverso Fintecna), Giovanni Gorno Tempini.
Marcia, dunque, il progetto di dismissioni nonostante l’opposizione del nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, che proprio ieri ha ribadito la sua posizione su twitter: «Le privatizzazioni, se si fanno, si fanno perché sono giuste, non perché fanno cassa». Per quanto il governo sia proprio alla disperata ricerca di cassa, pressato dai vincoli europei. Con l’intento, peraltro, di mantenere il controllo pubblico sulle aziende. Privatizzazioni parziali, insomma. Sulle stesse posizioni di Renzi c’è – a conferma di una curiosa e inedita sintonia – il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini: «L’idea delle privatizzazioni, secondo noi, è sbagliata ». La partita si è aperta ma non è detto che sia in discesa.
Insieme all’Enav il dossier in posizione più avanzata è quello per la cessione del 60 per cento di Sace (oggi nel portafogli della Cdp), cioè la società di assicurazione del credito. Con un incasso stimato intorno ai 6-7 miliardi di euro. Ed è avviata anche la partita per la vendita di Cdp Reti (dove oggi c’è già il 30 per cento di Snam e dove sta arrivando il 29,9 per cento di Terna di Flavio Cattaneo). Con la cessione del 49 per cento di Cdp Reti si stima un introito intorno ai 2,2 miliardi.

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