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Privatizzazioni e professioni, si cambia

di Enrico Marro e Mario Sensini

ROMA— Approvazione lampo, manovra più pesante, una legge costituzionale per imporre il pareggio di bilancio. Sono le tre mosse del governo per fermare la speculazione lanciata sui titoli del debito pubblico italiano. Il decreto legge da 50 miliardi di correzione dei conti pubblici nel quadriennio 2011-2014 sarà approvato domani al Senato e dopodomani o al massimo sabato mattina, definitivamente, dalla Camera. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrebbe così andare venerdì a Bruxelles per la riunione straordinaria del consiglio europeo con la manovra in tasca. E i mercati riapriranno lunedì senza più incognite sull’approvazione del decreto legge. La forte accelerazione, che consentirà di ridurre l’iter parlamentare di almeno una decina di giorni rispetto al previsto, è possibile grazie all’accordo trovato ieri fra il governo e l’opposizione. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha infatti accolto alcune delle richieste di modifica del centrosinistra che, del resto, erano state avanzate anche dalla maggioranza. In cambio il Pd, l’Udc e l’Idv non si opporranno ai nuovi tempi strettissimi di approvazione del decreto, anche se, ovviamente, non daranno un voto favorevole, come ha chiarito la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, tanto più che il governo dovrebbe chiedere il voto di fiducia. Per rafforzare il messaggio di rigore il governo ha anche deciso di portare nel decreto legge la clausola di salvaguardia finanziaria del valore di 14,7 miliardi attualmente contenuta del disegno di legge delega sulla riforma del fisco approvato dal consiglio dei ministri insieme con la manovra. In questo modo il valore del decreto legge sale a circa 65 miliardi nel quadriennio. La clausola di salvaguardia prevede un taglio della giungla delle agevolazioni (detrazioni e deduzioni fiscali). «I tagli scatteranno dal 2013 nel caso non si desse corso alla delega per la riforma del fisco» che prevede il riordino delle prestazioni assistenziali per lo stesso importo di 14,7 miliardi, ha detto il relatore di maggioranza Gilberto Pichetto Fratin. Infine, già al prossimo consiglio dei ministri Tremonti potrebbe portare un disegno di legge costituzionale per introdurre l’obbligo del pareggio di bilancio. In questo modo, l’azzeramento del deficit, che, secondo la manovra, sarà raggiunto nel 2014, diventerà strutturale, dovrà cioè essere mantenuto anche negli anni successivi. A completare il rafforzamento del profilo di rigore della manovra potrebbe arrivare un inasprimento del prelievo sulle stock option (fra le ipotesi che circolavano ieri sera il passaggio dal regime separato a quello ordinario) e un rilancio delle privatizzazioni, che non verranno più fatte secondo l’attuale complessa procedura autorizzativa, ma direttamente sul mercato quando si presenterà l’occasione favorevole di vendere partecipazioni pubbliche. Novità in arrivo anche sulle liberalizzazioni. «La regola d’oro» , come la chiama Tremonti, prevede che entro sei mesi il governo stabilirà l’elenco delle professioni e dei servizi che devono restare regolamentati mentre tutti gli altri saranno automaticamente liberalizzati. Ci sarà però anche un allentamento della stretta su diversi fronti, come chiesto sia dall’opposizione sia dalla maggioranza. Il tetto dell’ 1%all’ammortamento per le società concessionarie verrà cancellato e il gettito rimpiazzato con minori sconti fiscali che però non disincentivino gli investimenti. Il bollo sui depositi titoli potrebbe tornare a 34,2 euro per chi ha investito in azioni, obbligazioni o titoli di Stato piccole somme mentre l’aumento fino a 380 euro essere più graduale negli altri casi. Sul fronte previdenziale, il blocco dell’adeguamento al costo della vita dovrebbe scattare solo per le pensioni sopra i 2.380 euro, facendo salvi gli assegni fra tre e cinque volte il minimo penalizzati dal decreto. Inoltre, i comuni virtuosi verranno esclusi dai vincoli del Patto di stabilità interno e potranno così spendere gli avanzi di bilancio. Alle 9 di ieri sera, quando è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio del Senato, erano state depositate in tutto circa 170 proposte di modifica, ha detto Pichetto Fratin: «Ma la maggior parte decadranno e quindi lavoreremo su una trentina di emendamenti» ai quali si aggiungeranno i pochi, concordati col governo, che presenterà lo stesso relatore. Ciliegina sulla torna: potrebbe arrivare un inasprimento o un anticipo dei tagli dei costi della politica.

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