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«Privatizzazione? Più servizi e concorrenza»

«Sarebbe stato un errore mettere sulmercato il 40% della rete che invece resterà pubblica: sulla rete non dobbiamo distribuire dividendi ma fare investimenti». Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ribadisce una posizione “forte” sulla privatizzazione Fs nel confronto dentro il governo. «Non dobbiamo fare cassa ma potenziare concorrenza e servizi». Continua?pagina? 2
Giorgio SantilliContinua da pagina 1 Delrio evoca i «campioni nazionali» nel trasporto ma dovranno nutrirsi a base di concorrenza che va estesa nel trasporto regionale, con le gare, e nel cargo. Quanto al ricambio al vertice, il vecchio management ha fatto un buon lavoro ma per cogliere le nuove sfide serve un management «coeso».
Ministro Delrio, che tempi ci sono per la nomina del nuovo vertice di Fs?
Rapidi.
Che obiettivi darete ai nuovi vertici?
Migliorare i servizi, potenziare il trasporto locale riducendo il gap molto elevato di offerta rispetto agli altri Paesi europei, avviare un ulteriore processo di efficientamento dell’azienda. L’obiettivo è costruire campioni nazionali del trasporto, e non solo nell’Alta velocità che è una esperienza di successo da replicare negli altri segmenti.
Il consiglio che si è appena dimesso aveva fallito in questi obiettivi?
Sono state fatte cose importanti da un’azienda che ha dimostrato di essere ancora in crescita. Anche i risultati di quest’anno sono importanti per la gestione. Inoltre è stata avviata la valorizzazione di Grandi stazioni. Al presidente Messori, all’amministratore delegato Elia e ai consiglieri di amministrazione va il mio ringraziamento.
Allora perché questo ricambio così traumatico?
Il management ha fatto un buon lavoro ma ora ci sono altre sfide da vincere e serve un nuovo management coeso su queste sfide. Abbiamo preso ad esempio quanto abbiamo fatto alle Poste con Caio. È stato responsabilizzato fin dall’inizio con un progetto di privatizzazione chiaro e gli è stato dato il tempo necessario per svilupparlo coerentemente.
I tempi del progetto privatizzazione?
Voglio essere chiaro: noi non dobbiamo fare cassa, dobbiamo mettere su un progetto che rafforzi il trasporto, si apra a investitori istituzionali e dipendenti, rafforzi l’azienda e il gruppo. Ci prendiamo tutto il tempo necessario.
È vero che Elia potrebbe mantenere l’incarico di commissario alle grandi opere del Sud?
Per ora quello che posso dire è che Elia resterà come dirigente di primo livello. È il suo contratto.
Un consiglio di amministrazione a nove non le sembra pletorico? Lo riconfermerete?
No comment.
Torniamo al progetto di privatizzazione. Ci dice qual è la sua idea e qual è la discussione nel governo?
Anzitutto c’è un primo punto fermo, condiviso: la rete resterà pubblica. Non è poco. Abbiamo evitato l’errore strategico di mettere sul mercato il 40% della rete e questo è fondamentale per continuare a fare forti investimenti e per garantire una parità di accesso a tutti gli operatori del trasporto. Non ci serve la distribuzioni dei dividendi sulla rete, ma la realizzazione di sempre maggiori investimenti.
Resta il nodo del gestore della rete Rfi. Resterà nel gruppo Fs o seguirà le sorti della proprietà della rete?
Ne stiamo parlando con il ministro Padoan. Siamo d’accordo che l’obiettivo della privatizzazione deve essere quello di sfruttare al meglio tutte le potenzialità di un grande gruppo come è Fs. Stiamo studiando la soluzione che possa rafforzare al meglio il gruppo. Comunque sia, il gestore avrà il compito di investire molto.
Lei è più vicino all’ipotesi avanzata dal presidente Messori, che contempla una privatizzazione limitata al trasporto e che possa avvenire anche per fasi o pezzi successivi?
Non è un mistero che la mia posizione sia stata e sia più vicina a quella di Messori.
Nella sua idea di privatizzazione c’è anche la tutela della concorrenza?
La tutela della concorrenza è un punto fondamentale nella mia idea. Una forma di concorrenza va estesa anche al trasporto locale con le gare per affidare il servizio. Quando c’è una gara l’attenzione verso il passeggero è massima, si avverte la necessità di investire per acquistare nuovi treni, come è avvenuto per la gara dell’Emilia-Romagna. Quando c’è una gara il passeggero torna al centro del sistema e noi questo dobbiamo fare ora. L’apertura del mercato deve garantire nuovi spazi di mobilità per i cittadini, non serve certo a smantellare il trasporto. Serve a potenziarlo.
Bisogna favorire l’arrivo di altri operatori?
Certo, ripeto che questo va fatto anche là dove oggi non avviene. Oltre al trasporto locale, penso al cargo che è un altro settore che deve cambiare fortemente. Negli ultimi anni abbiamo perso tonnellate-chilometro trasportate. Bisogna invertire la rotta. E gli investimenti che stiamo facendo su quattro corridoi europei, il Brennero il Rhone Alpe, il Mediterraneo e il baltico-adriatico devono servire a questo. Sa cosa ho raccontato un paio di giorni fa a Genova? Ho raccontato che gli svizzeri fanno vedere video in cui dicono che Genova è la porta di ingresso delle loro merci. Anche qui dobbiamo correre, abbiamo perso troppo tempo.
Altre emergenze nel servizio?
Sto rivedendo il contratto di servizio per le percorrenze di medio-lungo periodo e anche lì c’è molto da fare per riorganizzare il servizio. Non va bene come è oggi.
È favorevole a una maggiore integrazione ferro-gomma nei servizi locali delle Fs? In altre parole, è favorevole che Fs potenzino la propria presenza anche nel trasporto passeggeri locale su gomma come nel caso di Firenze gestito da Mazzoncini?
Sono assolutamente favorevole e penso che sia una delle direttrici in cui Fs possa e debba crescere ancora molto.
È tutta colpa del management Fs se il trasporto pendolari resta il tallone d’Achille del gruppo?
Non voglio assolutamente dire questo. Penso che ci siano responsabilità delle regioni che hanno sottovalutato la questione e addirittura in alcuni casi non hanno pagato i servizi di Trenitalia. Ora, però, bisogna comunque voltare pagina anche perché gli indicatori ci dicono che, in termini di servizi e di milioni di treni-chilometro effettuati, siamo molto lontani da quello che fanno i francesi o i tedeschi.

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