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Privatizzazione Fs entro fine 2015

Il governo vuole rilanciare la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato, rimasta finora impantanata nelle secche dello scontro tra i vertici del gruppo. E così, entro la prima metà di dicembre, il ministero dell’Economia conta di aver già individuato gli advisor finanziario e legale che seguiranno l’operazione. Le lettere indirizzate alle principali banche d’affari – alcune delle quali avevano già partecipato, a fine settembre, a un primo giro di ricognizione sull’operazione, presieduto dal capo della segreteria tecnica del Mef, Fabrizio Pagani – partiranno nei prossimi giorni con l’obiettivo, per l’appunto, di imprimere un colpo d’acceleratore al dossier. Non a caso, ieri, si è svolto a Via XX Settembre un incontro, promosso dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dal collega delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, con la prima linea di Fs (l’ad Michele Mario Elia e il presidente Marcello Messori), gli staff dei rispettivi ministri e gli uffici competenti, per riprendere in mano il percorso di valorizzazione del gruppo.
Il vertice di ieri è stata anche l’occasione per costituire ufficialmente il gruppo di lavoro congiunto – del quale il Mef aveva dato notizia nei giorni scorsi -, che servirà a predisporre tutte le misure necessarie per l’apertura del capitale di Fs ai soci privati (inclusi tutti gli aspetti regolatori). L’esecutivo lavora a condurre in porto l’operazione entro la fine del 2015, anche perché la valorizzazione del gruppo rappresenterà uno dei principali tasselli del piano di privatizzazioni che dovrebbe arrivare a traguardo il prossimo anno. Lo stesso ministro Padoan, nella nota diffusa ieri dopo la riunione al Tesoro, ha auspicato che «l’approdo delle Ferrovie sul mercato avvenga in tempi rapidi. È una importante occasione per valorizzare un’azienda che ha dimostrato di essere motore di modernizzazione del paese». Mentre Lupi ha sottolineato che «la collocazione di Fs sul mercato è il riconoscimento del valore di un’azienda che ha saputo svolgere il ruolo di servizio pubblico e nel contempo ha dato dimostrazione di efficienza».
La macchina per la privatizzazione di Fs dovrebbe a questo punto ripartire dopo il rallentamento dovuto alla difficile dinamica tra l’ad Elia e il presidente Messori. Quest’ultimo, all’atto delle nomine, aveva ricevuto dal governo la delega alla privatizzazione, poi rimessa nelle scorse settimane insieme alle altre (relazioni esterne e istituzionali nonché la definizione delle strategie), a eccezione del controllo interno. Deleghe trasferite poi dal Mef al numero uno Elia proprio per superare l’impasse di questi mesi.
Sempre ieri anche il presidente di Poste, Luisa Todini, è tornata sulla privatizzazione della società dei recapiti, rinviata al prossimo anno. «Ci stiamo preparando, siamo pronti ma si definirà il tutto con l’azionista, gli stakeholder e il mercato», ha chiosato il presidente. In realtà, molte partite cruciali per definire il valore di Poste sono ancora aperte: a partire dal negoziato sulla revisione delle regole per il servizio universale. L’unica cosa che Poste ha ottenuto sinora è il taglio della remunerazione annua riconosciuta dal Tesoro da 380 a 260 milioni, almeno stando a quanto previsto nell’impianto della legge di Stabilità. E poichè questa vicenda è determinante anche per la stesura del piano industriale, Caio ha dovuto rinviarne la presentazione al prossimo anno. Tra i vari temi sul tavolo c’è anche la firma della nuova convenzione con la Cdp. A questo proposito Todini ha detto: «Siamo in fase di risoluzione avanzata. Le prossime due settimane saranno estremamente importanti per il piano industriale».
Nel frattempo il ministro per l’Economia, Pier Carlo Padoan, ha confermato che «Poste e Invitalia hanno in corso i primi contatti» per verificare la possibilità del passaggio del capitale della Banca del Mezzogiorno «dalla prima alla seconda società».
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