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Private equity in campo: sostegno alle Pmi fragili

Ammonta a 172 milioni di euro (riferito a nove operazioni) il totale investito l’anno scorso dal private equity italiano in operazioni di turnaround. Una somma ancora residuale rispetto alla massa totale mossa dal sistema nel 2020 (circa 6,6 miliardi). Eppure il potenziale è elevato, e il ruolo di tutti gli attori del sistema (fondi e imprese, ma anche banche e tribunali) sarà cruciale nel futuro, quando la rincorsa verso la ripresa metterà a nudo le difficoltà delle imprese che più di altre avranno pagato il prezzo della crisi da Covid. Lo segnalano Aifi e Back to profit che, a supporto della riflessione sul tema, hanno presentato ieri alcune evidenze statistiche, proponendosi di suggerire alla comunità economico-finanziaria e ai policy maker alcune azioni per sviluppare questo segmento, mettendo a confronto i modelli di intervento di diversi operatori attivi nel comparto.

I numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi certifica che il 70% delle imprese italiane è «a rischio» o ha caratteristiche di «fragilità». Un’indagine condotta da Aifi e Back to profit su un campione di 30.500 aziende industriali con un fatturato tra 10 e 300 milioni evidenzia che sono circa 1.700 le realtà potenzialmente in crisi. Hanno un rapporto pfn/ebitda tra 4 e 12, un ebitda leggermente positivo e un rapporto pfn/patrimonio compreso tra 2 e 5,5. Danno lavoro a 170mila dipendenti generando 55 miliardi di fatturato. Con la previsione di un incremento dello stock Utp compreso tra i 20 e i 50 miliardi, l’obiettivo da raggiungere sarà quello di erogare nuova finanza, finalizzata al risanamento e al rilancio delle aziende in difficoltà. Sarà cruciale come detto, il coinvolgimento di tutti gli operatori specializzati cresciuti in questi anni in quantità e tipologia. Negli ultimi mesi hanno iniziato a essere operativi anche i primi soggetti istituzionali, con strumenti come il Fondo Salvaguardia (per investimenti in equity, con una dotazione di circa 300 milioni) e il Fondo Patrimonio Pmi (per il finanziamento di Pmi, con una dotazione di un miliardo), entrambi lanciati da Invitalia nel 2020, mentre quest’anno è stato varato Patrimonio Destinato, lanciato da Cdp per la ricapitalizzazione delle grandi imprese, con oltre 40 miliardi di dotazione. È operativo invece da pochi giorni Patrimonio Rilancio, gestito sempre da Cdp, per sostenere le realtà con ricavi oltre i 50 milioni.«Per rilanciare le imprese in crisi – ha spiegato ieri Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi – serve investire nella crescita del private capital attraverso un fondo di fondi istituzionale che faccia da volano e permetta la moltiplicazione degli operatori dedicati a questo comparto. Patrimonio Rilancio potrebbe essere la leva per aumentare la quota di risparmio investita in aziende del nostro Paese e promuovere l’interesse della clientela private verso i fondi di private capital».

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