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Il private equity ha già ripreso slancio: il 76% dei fondi a caccia d’investimenti

I fondi di private equity restano uno dei maggiori volani delle attività di fusioni e acquisizioni anche nel 2020, anno terribile per il settore a causa dell’emergenza sanitaria. È quanto emerge dalle ricerche, sia di Aifi sia di Kpmg, presentate in occasione del convegno annuale della stessa Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt.

C’è un dato che spicca: il 76% degli operatori attivi in Italia si concentrerà nell’anno nella ricerca di nuovi investimenti. Quindi l’attività non si ferma, anche se restano le incertezze legate al Covid. L’analisi di Kpmg, come spiegato dal partner Paolo Mascaretti, evidenzia un altro dato: nel primo semestre del 2020 il numero di operazioni è rimasto quasi inalterato, malgrado la pandemia, rispetto allo stesso periodo del 2019, cioè 93 transazioni contro le 95 dello scorso anno. Si tratta di un segnale chiaro: il settore sa resistere alla crisi, anche se bisogna dire che molte delle operazioni concluse negli ultimi mesi sono eredità di deal iniziati tra la fine dello scorso anno e gennaio, cioè prima che scoppiasse la pandemia.

L’attività prosegue all’insegna di una strategia più attenta a tematiche Esg, acronimo di «environmental, social, governance». I risultati dell’analisi Aifi mostrano come l’ingresso di un fondo in una azienda porta all’adesione di politiche di finanza sostenibile nel 32% dei casi. Secondo Aifi, su un campione di aziende analizzate e target di private equity negli anni passati, l’ingresso di un fondo ha generato una crescita dei dipendenti, ma anche piani di incentivazione per il management e l’introduzione di un codice etico. Con il Covid l’attenzione a queste tematiche aumenterà in modo esponenziale.

Anche su queste nuove sfide, nei prossimi mesi, il settore dovrà affrontare la prova del nove e superare il prevedibile autunno caldo che attende il mercato delle fusioni e acquisizioni. Alcuni segnali positivi ci sono: grande liquidità in circolazione, tassi bassi, necessità per le aziende di maggiore patrimonializzazione, ma anche esigenza di creare poli aggregatori.

Tanto che, dalla ricerca di Aifi, evidenzia il direttore generale Anna Gervasoni, emerge che la maggioranza dei gestori dei fondi si concentrerà su una strategia di «add-on» (cioè nuovi investimenti per le aziende già in portafoglio) e di consolidamento del mercato.

Quindi l’attività resterà su buoni numeri, anche se è prevedibile che ci sia una discesa dei multipli a cui passeranno di mano le aziende: secondo lo studio Aifi per il 54% dei gestori la riduzione delle valutazioni sarà tra il 10 e il 20 per cento. Insomma, il divario sorto, a causa del Covid, tra venditore e compratore potrebbe influenzare negativamente il mercato.

Per verificare i nuovi trend bisognerà aspettare qualche mese, in modo che si concretizzino diversi deal in programma, in maggioranza nella fascia tra 50 e 350 milioni di euro. L’elenco è lungo. Aksia ha appena rilevato gli impianti industriali Vomm (transazione da 50 milioni) e si stanno preparando diverse aste: da quella sulle farmacie Hippocrates Holding (che vale 350 milioni), fino all’asta su Gsa (il Gruppo Servizi Associati che potrebbe valere 250 milioni) avviata da Armonia Sgr, mentre sul mercato sta procedendo anche il leader odontoiatrico Sweden&Martina (pare con un valore superiore ai 250 milioni). I fondi sono al lavoro anche su Cmc, leader della robotica con sede a Città di Castello in Umbria.

Il «big deal» potrebbe infine essere nel calcio: domani ci sarà l’assemblea di Lega Serie A che esaminerà le offerte dei private equity per il 10% della media company dove confluiranno i diritti delle partite (con un valore di circa 1,5 miliardi).

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