Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Private equity, anno record di investimenti in Italia

Il 2016 è stato l’anno record per gli investimenti. Sentire questa frase, in Italia, suona sempre strano. Se poi si parla di investimenti effettuati da fondi di private equity, venture capital e di private debt, cioè di quei soggetti che portano la finanza nell’economia reale, sembra ancora più strano. Ma i dati presentati ieri dall’Aifi parlano chiaro: i fondi di private equity e di venture capital nel 2016 hanno aumentato gli investimenti in Italia del 77% rispetto all’anno precedente (superando per la prima volta gli 8 miliardi di euro), mentre i fondi di private debt hanno impiegato 378 milioni (con una crescita dell’87% rispetto al 2015). Rispetto al Pil questi investitori sono arrivati a pesare per lo 0,52%, contro lo 0,29% dell’anno precedente. «Livello – osserva Anna Gervasoni, direttore generale Aifi – in linea con quello che la Francia mostrava nel 2015».
L’Italia delle piccole imprese, l’Italia del bancocentrismo, l’Italia delle aziende sottocapitalizzate, l’Italia dove sembra non muoversi mai nulla si sta insomma muovendo. Piano piano stanno iniziando ad affluire capitali non bancari alle imprese. Anche piccole. E, soprattutto, iniziano ad affluire capitali esteri: «Il record di investimenti dei fondi nel 2016 è stato raggiunto grazie al ruolo determinante degli operatori internazionali che non hanno una base in Italia – osserva Anna Gervasoni -. Questo è positivo perché significa che il Paese attira capitali, ma ora bisogna porsi l’obiettivo di radicare questi investitori nel nostro Paese». Resta però ancora tanto lavoro da fare, per far affluire davvero capitali non bancari nell’economia italiana. Soprattutto al Sud. E ieri, al convegno annuale Aifi, i punti su cui concentrarsi sono emersi con chiarezza.
Il primo livello su cui si gioca la partita riguarda gli incentivi fiscali. Per esempio sui fondi pensione: serve una spinta maggiore affinché investano davvero nell’economia reale. «L’Aifi sta chiedendo che venga estesa anche all’asset class del private debt la tassazione zero a favore dell’investimento degli enti previdenziali», spiega Innocenzo Cipolletta, presidente Aifi. C’è poi il tema del «carried interest», cioè la remunerazione del team di una sgr che investe esso stesso una somma in modo da allineare i suoi interessi a quelli degli investitori: oggi non è chiaro se i guadagni derivanti da questa attività debbano essere tassati come capitale o come reddito da lavoro. «In tutti i Paesi il carried interest è tassato come reddito da capitale – osserva Cipolletta -. Noi chiediamo al Ministero dell’Economia di esprimersi allineandosi in tal senso».
Le istituzioni non sono sorde a queste (e ad altre) richieste. La consapevolezza che l’economia reale vada sostenuta anche con capitali privati è matura. «Io sostengo le proposte di Aifi», ha detto Francesco Boccia, presidente della V Commissione Bilancio della Camera. «La tassazione dei fondi pensione va modificata per forza, altrimenti i loro soldi finiranno all’estero», aggiunge. Messaggio analogo arriva da Raffaele Russo, consigliere del Mef: «Serve certezza e prevedibilità – annuncia -. A partire dal trattamento fiscale del carried interest». I lavori sono in corso. L’obiettivo di far ripartire il Paese anche usando parte (e con prudenza) del patrimonio privato è condiviso.

Morya Longo

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa