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Private banking, parte la «caccia» ai clienti più giovani

Un mercato molto disomogeneo in cui gli operatori stranieri si affacciano con interesse ed è aperta la caccia alla clientela più giovane, anche in presenza di capitali meno corposi. Non sembra facile scattare una fotografia del private banking in Italia. Tuttavia l’Osservatorio sul settore, promosso da Banca Generali, Università LIUC Cattaneo di Castellanza con il supporto di Kairos e Hsbc sta lavorando per arrivare, entro fine anno, alla pubblicazione dei primi dati. Il lavoro però – ha spiegato a Il Sole24Ore Anna Gervasoni Ordinario di Economia e gestione delle imprese della LIUC e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio – parte dalla missione, non facile, di dare una definizione all’oggetto di studio: «Il nostro obiettivo è andare a monitorare l’andamento del mercato del private banking in Italia sia dal punto di vista quantitativo che dal punto di vista qualitativo. Per farlo siamo partiti da una definizione, assente per questo segmento a differenza di altre porzioni del mercato finanziario. Si tratta di una mancanza correlata soprattutto all’esistenza di attori fra loro disomogenei: banche nazionali e internazionali, divisioni di banche, fondi, SIM». 
L’Osservatorio, per definire il settore, si affida a caratteristiche quali: una clientela dotata di patrimoni «dimensionalmente rilevanti» (cioè la soglia tipica dei 500.000 euro); un’offerta di prodotti e servizi personalizzati; un’attenzione alla relazione con il cliente, attraverso la creazione di un rapporto di fiducia e confidenzialità. Si tratta di parametri comunque flessibili. «Alcuni operatori ad esempio – spiega Gervasoni – hanno abbassato la soglia dei 500.000 euro per andare a conquistare fasce di clientela più giovane ma con grande potenziale».
In ogni caso, dalla prime osservazioni emerge un mercato del private banking italiano abbastanza interessante: «Gli operatori stranieri sono molto presenti e sempre più aggressivi – aggiunge Gervasoni – Nell’Osservatorio andremo a vedere, in particolare, a quali fasce di clientela puntano. Bisogna dire, tuttavia, che gli operatori nazionali presidiano bene il mercato. Spesso i patrimoni private coincidono con i grandi patrimoni imprenditoriali. E la banca corporate aziendale, nella maggioranza dei casi italiana, è quella che resta vicina al proprio cliente anche nella gestione del patrimonio personale».
Nei prossimi mesi l’Osservatorio si concentrerà sulla selezione di un campione di operatori su cui osservare le tendenze del mercato: «Ci interessa anche capire, in funzione di alcune congiunture, come si muovono le preferenze in materia di prodotti – conclude Gervasoni – Nell’attuale congiuntura stiamo vedendo un’attenzione verso l’assicurato, rispetto al risparmio gestito o all’amministrato. Questo ci serve per capire se il mercato italiano è inclinato verso una certa tipologia di prodotto e come si posiziona nel confronto internazionale».

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