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Private banking, Italia meglio della Ue

Il 2016 in Europa è stato un anno molto sfidante per il private banking, con riduzione dei profitti del settore (per la prima volta dalla crisi del 2007) dovuta a una limitata crescita delle masse (3%, guidata per il 2% da performance e solo per l’1% da nuova raccolta) e margini di profitto in calo (23 punti base nel 2016 contro i 25 nel 2014) per effetto di una contrazione dei ricavi (da 81 a 77 bps). Sono alcune delle evidenze messe in luce dal rapporto sul settore da McKinsey. E in Italia? «La dinamica è stata simile a quella europea sulla crescita (+2%, quasi per effetto di nuova raccolta) e sostanzialmente in linea con gli anni scorsi sulla redditività (margine di profitto a 31 bps)- ha precisato Giorgio Libotte, associate principale di MicKinsey. – Ma per il primo semestre del 2017, invece, le nostre stime preliminari mostrano un tasso di crescita delle masse molto positivo, pari a circa il 4-5%, quasi interamente per effetto di flussi di raccolta». Come spiega Libotte, il Trend positivo è guidato anche da dinamiche specifiche del mercato italiano, come la commercializzazione dei PIR, prodotto di successo per struttura e i suoi incentivi fiscali. L’effetto performance ha invece giocato un ruolo marginale anche a causa della limitata esposizione ai mercati azionari della clientela private. «La crescita di questi ultimi mesi non deve però far dimenticare alcune forze di mercato che -aggiunge Libotte – stanno rendendo più difficile il contesto, in un mercato in cui molti operatori stanno continuando a investire». Generare valore per il cliente in un contesto di tassi bassi non è facile. Tre le strategie in gioco: spinta verso prodotti con orizzonte di investimento più lungo (oltre i 5 anni) e verso asset class alternative (credito e real estate). In particolare, tale trend è rilevante in un contesto come quello post Mifid2 che richiede maggiore trasparenza su costi e commissioni. In secondo luogo la capacità di fornire servizi aggiuntivi oltre alla consulenza sugli investimenti, ad esempio su wealth planning e gestione del rischio, in particolare per fascia alta di mercato. Infine, spinta verso la digitalizzazione e multicanalità. Non ultimo, una più accentuata gestione dei talenti.

Lucilla Incorvati

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