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Private banking «Investire di più sulle imprese». Il 15 novembre il Forum a Milano

Alla guida dell’Associazione italiana private banking (Aipb) dallo scorso maggio, Fabio Innocenzi si è trovato immerso fin da subito nella realtà complessa dei mercati e delle trasformazioni di un settore specializzato nel servire i grandi patrimoni. Le fortune amministrate dai private banker italiani, infatti, nel primo trimestre del 2016 sono diminuite leggermente, interrompendo un trend di crescita consolidato da alcuni anni. Il comparto è in movimento.

Come stanno cambiando le esigenze della clientela «private» ?

«La clientela è sempre più anziana, ma anche più competente ed esigente. Il progresso della ricerca scientifica sta consentendo, infatti, di avere una clientela anziana anagraficamente ma giovane come stile di vita e capacità di interlocuzione. Se guardiamo al cliente di domani, saranno anziani in grado di fruire della nuova tecnologia e la componente femminile diventerà ancora più importante, dato che sempre di più, all’interno delle famiglie, le decisioni finanziarie vengono prese dalle donne. Un ringiovanimento della clientela private potrebbe esserci solo in presenza di una vera ripresa della produzione della ricchezza in Italia, difficile da immaginare nel breve periodo. Riprese economiche tra l’1% e il 3% non comportano infatti un abbassamento dell’età media della clientela private che oggi è decisamente più alta della media internazionale».

Si può parlare di un mercato maturo oppure esistono ancora margini di sviluppo?

«In una prospettiva globale è vero che mentre le economie dei Paesi emergenti producono nuova ricchezza private , l’ Europa gestisce al meglio il patrimonio esistente. Se però si osserva da vicino il mercato italiano, i dati dell’ufficio studi Aipb mostrano che ad un andamento volatile dei valori di portafoglio si affianca da molti anni un fenomeno di crescita costante dei patrimoni».

Con quali numeri?

«Il settore opera oggi sul 70% degli oltre 1.000 miliardi delle famiglie che dispongono di più di 500mila euro di ricchezza finanziaria. Questa quota è destinata ad aumentare; il private banking del futuro sarà quindi un business importante, in costante crescita ma con caratteristiche profondamente diverse da quelle attuali».

Come si adattano i servizi di consulenza e di investimento a un ambiente di fortissima compressione dei rendimenti?

«Il private banking garantisce un servizio che, associando una consulenza adeguata alle esigenze dei singoli clienti ad un alto livello di presidio delle componenti di rischio, permette alla clientela di accedere alla più ampia scelta di mercati e prodotti di investimento nel pieno rispetto dei vincoli posti dalla normativa. In una fase come quella che stiamo attraversando, di tassi bassi e alta volatilità, è indispensabile assistere il cliente per scelte di investimento consapevoli, assicurando anche l’efficienza e lo sviluppo del mercato».

C’è una ricaduta sul sistema-Paese?

«Perché gli investimenti possano fare da volano alla crescita dell’economia, è necessario allargare la gamma di strumenti finanziari a disposizione in modo che gli investitori possano veicolare le loro disponibilità anche sulle piccole e medie imprese, perno attorno al quale, in momenti come questo, si può costruire lo sviluppo».

Quali sono i caratteri di stintivi del private banking italiano?

«Per molti anni in Italia la gestione delle grani fortune è stata semplicemente un segmento dell’attività dedicata dalle banche alle famiglie: l’elemento distintivo era essenzialmente dato dalla ricchezza (attuale o potenziale) della clientela. Le esperienze fatte in altri paesi, in primo luogo Stati Uniti e Svizzera, hanno progressivamente creato, dopo il 2000, una “identità” del private banking e dei suoi operatori sempre più distinta da quella dell’attività bancaria tradizionale. Solo nell’ultimissimo periodo anche il quadro normativo sembra aver preso atto del fatto che il private banking si sta affermando come industria a se stante».

In che modo la rivoluzione digitale impatta la consulenza e i servizi di private banking?

«La nuova ondata di innovazione, dopo quella che ha reso semplice e piacevole usare la tecnologia, potrebbe essere indirizzata all’elaborazione di “sistemi intelligenti”. Se però ci limitiamo a dare uno sguardo all’interno delle banche “private” ci accorgiamo che la tecnologia ha già avuto un grande impatto sulle strutture organizzative e sui processi operativi. In futuro le informazioni su clienti esistenti e prospettici da un lato, e sugli strumenti finanziari dall’altro, saranno disponibili in maniera più semplice e comprensibile a banche e clienti. La disponibilità di informazioni renderà più facile il dialogo tra cliente e private banker».

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