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Privacy, svolta Facebook “Sarete voi i padroni”

Il futuro dell’ecosistema digitale dipende dall’equilibrio tra la condivisione dei dati personali e la capacità di proteggerli. «Ogni servizio digitale si basa sui dati. Ma questo non è incompatibile con la privacy», dice Stephen Deadman, irlandese, l’uomo a cui Facebook ha affidato la responsabilità globale sulla privacy dei due miliardi di iscritti. Il tema della protezione dei dati è un nervo sensibile per il social network californiano, soprattutto dopo il caso Cambridge Analytica, la società britannica accusata di aver raccolto in modo irregolare i dati di milioni utenti (potenzialmente 87, secondo le stime fornite da Facebook), con lo scopo di influenzare le loro opinioni politiche e di conseguenza il voto.
Deadman ha accettato di parlare con Repubblica a margine di un incontro avuto con l’Agcom, l’autorità delle comunicazioni che ha aperto un’istruttoria sulla profilazione degli utenti italiani ai fini politici. All’Agcom Deadman ha ribadito che Facebook non ha prove per dire che Cambridge Analytica abbia usato i dati dei 200 mila italiani potenzialmente coinvolti: Aleksandr Kogan, l’informatico che li ha raccolti grazie a un’app, sostiene di aver usato solo quelli dei cittadini americani.
Deadman, in questi mesi Facebook è nel mirino di varie autorità in diversi paesi. Qual è il vostro atteggiamento?
«Stiamo lavorando insieme a loro, il nostro ruolo è quello di supportare le inchieste in corso: non siamo in grado di farle da soli ma abbiamo lo stesso interesse delle autorità competenti, fare chiarezza su quello che è accaduto».
Avete notato un cambiamento nelle abitudini degli utenti dopo il caso Cambridge Analytica? Come stanno rispondendo ai vostri avvisi?
«Non abbiamo ancora dati al riguardo. Abbiamo creato nuovi strumenti per la gestione della privacy, a prescindere da quella vicenda e li implementiamo continuamente. Ora aspettiamo di vedere i risultati».
Cosa vi aspettate?
«Non lo so, ma la gente è interessata al tema. Finora le informazioni erano in tanti luoghi diversi, richiedevano tempo e attenzione. Le abbiamo messe tutte insieme, cercando di dare all’utente più fiducia rispetto al luogo in cui si trova».
Come mai solo adesso?
«Perché c’è una legge, rigida, alla quale dobbiamo adeguarci. Da tempo ci occupiamo dei dati dei nostri utenti, in passato abbiamo aggiornato più volte la piattaforma. Ma ora abbiamo deciso di dare alle persone più controllo sui propri dati, rilasciando diverse novità da qui al 25 maggio, giorno in cui entrerà in vigore il Gdpr».
Come sarà Facebook dopo il 25 maggio?
«Dalla prospettiva dell’utente ci sarà maggiore trasparenza, la possibilità di fare scelte chiare e precise, rispondendo sì o no, nelle impostazioni della privacy e del profilo. Dal lato nostro, stiamo migliorando il modo di gestire i dati e il servizio, per esempio con la funzione “clear history”».
Ce la spiega?
«Per ora è un progetto, ma è un impegno che vogliamo portare a termine: sarà possibile eliminare le tracce della propria attività fuori da Facebook, come accade già sui browser».
La parola chiave è controllo?
«Sì, certo. Ma parlarne è facile.
Molto più difficile è metterlo in pratica, perché le persone hanno da fare, hanno poco tempo, sono pigre. Per questo siamo convinti che sia soprattutto una sfida di innovazione e abbiamo contribuito alla nascita del programma TTC (Trust, Transparency and Control): un lavoro collettivo di designer, esperti di interazione, uomini e macchine per dare agli utenti un migliore controllo dei propri dati».

Andrea Iannuzzi

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