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Privacy stretta sui dati dei dipendenti

Il datore di lavoro può trattare dati dei dipendenti sulle convinzioni religiose o filosofiche o l’adesione ad associazioni od organizzazioni a carattere religioso o filosofico esclusivamente per la fruizione di permessi in occasione di festività religiose o per le modalità di erogazione dei servizi di mensa o per l’esercizio di obiezione di coscienza.

Inoltre una associazione o una fondazione può comunicare all’esterno dell’ente i dati personali degli associati/aderenti solo con il consenso degli interessati.

Sono alcune delle prescrizioni che si trovano nelle cinque superstiti autorizzazioni revisionate dal Garante della privacy per trattare dati sensibili, genetici e biometrici.

Sono contenute tutte nel provvedimento n. 146 del 5 giugno 2019 e attuano il decreto 101/2018 (adeguamento al regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679).

La prima fornisce prescrizioni relative al trattamento di categorie particolari di dati nei rapporti di lavoro (sia datori privati, sia enti pubblici); la seconda riguarda gli organismi di tipo associativo, delle fondazioni, delle chiese e associazioni o comunità religiose; la terza fornisce prescrizioni agli investigatori privati. La quarta autorizzazione generale disciplina i dati genetici. Infine, la quinta si occupa dei trattamenti per scopi di ricerca scientifica.

Il provvedimento, che contiene queste cinque sezioni, rappresenta un adeguamento di altrettante autorizzazioni generali adottate sotto la vigenza del vecchio codice della privacy. A dire il vero erano ben di più, ma alcune di esse sono andate in soffitta.

La ragione la spiega la stessa Autorità presieduta da Antonello Soro.

Una precedente autorizzazione generale sul trattamento dei dati giudiziari da parte di privati, enti pubblici economici e soggetti pubblici ha cessato di produrre i propri effetti non rientrando tra le situazioni di trattamento da aggiornare; inoltre le altre autorizzazioni generali, riguardanti il trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti e il trattamento dei dati sensibili da parte di diverse categorie di titolari, hanno cessato anche esse di produrre i propri effetti in quanto prive di specifiche prescrizioni.

Il provvedimento contiene gli obblighi che devono essere rispettati da un numero elevato di soggetti, pubblici e privati, in diversi settori per poter trattare particolari categorie di dati personali, come quelli legati alla salute, alle opinioni politiche, all’etnia, all’orientamento sessuale.

Pertanto, per poter trattare i dati più delicati, le categorie sopra riportate dovranno verificare se le proprie attività sono in linea con gli adempimenti descritti nel provvedimento 146/2019.

Antonio Ciccia Messina

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