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Privacy, redditometro verso lo sblocco

Il traguardo sembra davvero vicino. Questione di (pochi) giorni o addirittura di ore e il Garante della privacy dovrebbe finalmente licenziare il provvedimento destinato a sbloccare la partita del nuovo redditometro e lanciare la palla nel campo dell’amministrazione finanziaria per l’avvio dei controlli. Un esame approfondito condotto negli ultimi mesi e che ha portato a un filo diretto con le Entrate per risolvere i nodi sollevati dall’Authority preposta alla tutela dei dati personali.
Le limature finali al provvedimento serviranno anche a sciogliere i dubbi sulle eventuali indicazioni all’Agenzia in relazione alle cautele da adottare nell’utilizzo della versione 2.0 dello strumento d’accertamento. L’istruttoria del Garante della privacy, infatti, ha cercato di fare il punto sulla qualità e sull’affidabilità dei dati presenti nel cervellone dell’Anagrafe tributaria ma anche sulla profilazione dei contribuenti, vale a dire le modalità con con cui sono stati costruiti gli identikit e l’attribuzione delle spese medie Istat.
Le principali criticità
Sotto il primo aspetto c’è sicuramente una questione relativa all’eterogeneità dei soggetti che comunicano informazioni al Fisco. Un esempio? L’errata indicazione del codice fiscale potrebbe far imputare l’acquisto del bene a un altro contribuente nei confronti del quale potrebbe poi scattare la selezione con il redditometro. Non è una questione di secondo piano, visto che la circolare 24/E/2013 di fine luglio ha precisato – per offrire maggiori garanzie al contribuente – che la selezione avverrà proprio sui dati certi, ossia sulle informazioni già presenti nel patrimonio dell’Anagrafe tributaria. Il problema, del resto, era stato già sottolineato dalla commissione parlamentare di vigilanza alla fine della scorsa legislatura, che aveva sottolineato il rischio errori nei dati nel cervellone del Fisco. A pesare – secondo il documento stilato dalla commissione guidata da Maurizio Leo – è la mancanza di standard omogenei di raccolta e classificazione da parte dei diversi soggetti coinvolti. La conseguenza è una difficoltà nella ricostruzione della posizione del contribuente.
Sotto il versante della profilazione, invece, il singolo contribuente viene inserito in un modello standard di famiglia di appartenenza a prescindere dalla tipologia di reddito prodotto. Il rischio (più volte sottolineato anche dal Sole 24 Ore) è di accomunare in una stessa categoria soggetti molto diversi tra loro. In qualche modo, però, le indicazioni di prassi arrivate la scorsa estate dall’Agenzia portano a connotare il nuovo redditometro più come uno strumento di selezione dei soggetti a maggior rischio evasione in presenza di rilevanti scostamenti tra redditi dichiarati al Fisco e tenore di vita ricostruito attraverso le spese sostenute. Un meccanismo che trova poi nel doppio contraddittorio il momento in cui il contribuente può portare gli elementi in grado di dimostrare i maggiori redditi a disposizione non confluiti in dichiarazione (perché, per esempio, già tassati alla fonte o esclusi per legge dalla formazione della base imponibile) così come l’errata imputazione dell’acquisto o del valore di un bene. A ciò si aggiunga che le tanto contestate medie Istat – finite nel mirino fin dall’emanazione del decreto attuativo (Dm Economia del 24 dicembre 2012) – entrano in gioco solo in un secondo momento se le giustificazioni fornite dal contribuente non sono state ritenute convincenti.
I controlli programmati
Ad ogni buon conto, il provvedimento del Garante della privacy rimetterà di nuovo in gioco l’agenzia delle Entrate, rimasta finora in stand by proprio in attesa del via libera dell’Authority. Molto dipenderà dal contenuto finale del provvedimento, perché eventuali condizioni proprio nelle modalità di utilizzo dei dati potrebbero chiedere l’adozione di ulteriori “accorgimenti” da parte degli uffici. Nelle ultime settimane i vertici dell’Agenzia hanno assicurato che lo strumento, comunque, è destinato a partire entro la fine dell’anno. Ma il poco tempo a disposizione potrebbe non consentire di effettuare tutti i 35mila controlli previsti per il 2013. Va, però, anche ricordato che i termini per le verifiche sul primo periodo d’imposta (il 2009) accertabile con il nuovo strumento scadono alla fine del 2014.

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