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Privacy, la Germania avrà i «tribunali del web»

Un «cyber tribunale» per dirimere le questioni tra gli utenti che cercano di proteggere la propria privacy e i motori di ricerca che, invece, riportano alla luce il passato più o meno remoto delle vite altrui con un clic. La proposta arriva dalla Germania, che dopo la sentenza della Corte Ue nella causa C-131/12 (si veda «Il Sole 24 Ore» del 14 maggio) ha iniziato a valutare l’ipotesi di creare dei tribunali “infomatici” specializzati in materia di privacy e diritto all’oblio. La Corte di giustizia europea – con una sentenza che rappresenta un vero e proprio spartiacque nel diritto della Rete – aveva imposto a Google di eliminare collegamenti alle informazioni relative a una vicenda ormai archiviata.
Dopo la sentenza, Google ha ricevuto centinaia di richieste da parte di cittadini europei che chiedono la cancellazione di link. Secondo un portavoce del ministero dell’Interno tedesco i “giudici informatici” saranno tenuti a decidere sulle controversie tra le società che gestiscono i motori di ricerca e i singoli utenti, perché «non è corretto lasciare nelle mani di Google e dei suoi algoritmi questo genere di conflitti».
In base a quanto reso noto dal governo tedesco, i meccanismi proposti per risolvere questo genere di controversie saranno basati giuridicamente sulle leggi dell’Unione europea sulla protezione dei dati.
Per ora quella di Berlino è solo una proposta ed è ancora oggetto di discussione tra i dipartimenti governativi. Ma se dovesse diventare realtà costringerebbe Google (che in Germania è utilizzato nel 96% delle ricerche online) e i suoi concorrenti a dover “restituire” la privacy “rubata” agli utenti del web.
Attuare quanto richiesto dalla Corte Ue non sarà – secondo un portavoce della società di Mountain View – né semplice né rapido: la società sta già studiando una procedura per valutare le richieste di rimozione di link “caso per caso” piuttosto che utilizzare un sistema automatizzato. È facile immaginare che l’attuazione sarà complessa anche a causa dell’enorme numero di richieste che Google e gli altri motori di ricerca riceveranno dagli utenti che non vogliono che il proprio passato sia rintracciabile in vecchi articoli pubblicati in Rete. E questo è un altro nodo fondamentale della questione: se le informazioni sono in realtà pubblicate da siti di informazione (o altro), perché alla sbarra devono finire i motori di ricerca? Perché, secondo la Corte Ue, deve intervenire chi ha “messo in fila” i dati della persona, violandone i diritti. Perché un conto è cercare informazioni attraverso la giungla di siti, un altro è digitare un nome nella casella di ricerca di Google e ottenere un elenco dettagliato di tutte le informazioni che riguardano quella persona.
La proposta tedesca dei cyber tribunali interessa tutti coloro che, digitando su Google il proprio nome, hanno visto comparire vecchie storie che si vorrebbe invece dimenticare, o quanto meno non rendere note agli altri.
Quello legato al diritto all’oblio e ai tribunali informatici non è il primo scontro tra Google e la Germania: lo scorso gennaio il tribunale tedesco aveva imposto al motore di ricerca di cancellare le foto del festino nazi–sadomaso che aveva visto protagonista, cinque anni prima, il patron della Formula 1, Max Mosley. «Censura!» avevano gridato da Mountain View. «Tutela della privacy», avevano risposto i giudici.

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