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Privacy, il garante contro Google

Il garante della privacy italiano affila le armi contro Google e chiede al motore di ricerca americano più dettagli su come tratta i dati dei propri utenti, dall’iniziale informativa per il rilascio delle informazioni al consenso per il loro uso e alla loro conservazione. Ma soprattutto su come vengono incrociati i dati dei singoli privati, che provengono da servizi diversi di Google come YouTube o la posta elettronica Gmail.

Molto importanti sia per profilare i propri utenti sia perché il motore di ricerca rivende questi dati ai marchi che pianificano campagne pubblicitarie online.

Adesso, però, il colosso di Mountain View rischia sanzioni e obblighi di adeguarsi alla normativa in Italia. Ma non solo. Google è messo sotto esame anche a livello europeo: una prima indagine è stata conclusa lo scorso aprile dal gruppo che riunisce i garanti di 27 paesi dell’Unione europea (tra cui Italia, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Gran Bretagna). E l’indagine congiunta prosegue ora nei differenti mercati Ue. In Francia, per esempio, l’Authority ha confermato la violazione delle disposizioni in materia di protezione dati e ha indicato a Google le misure da adottare per mettersi in regola. La Francia ha dato tre mesi di tempo alla società Usa per uniformarsi alla legge.

Nei Paesi Bassi, invece, l’Autorità si appresta a chiedere a Google di fornire chiarimenti, elementi e documenti, che una volta raccolti, confluiranno in un documento finale che potrebbe avere come esito delle sanzioni.

Un’istruttoria è in corso anche nel Regno Unito, dove il garante è in procinto di rendere noti a Google i risultati dell’analisi preliminare condotta, mentre in Germania il procedimento in atto ad Amburgo potrebbe dar luogo a nuove imposizioni. Un’istruttoria c’è pure in Spagna, infine, e si sta ancora svolgendo ma l’Autorità di protezione dei dati iberica ha già annunciato l’avvio di una procedura sanzionatoria.

Sempre ieri non è mancata la replica del motore di ricerca guidato dal ceo Larry Page: al garante italiano Antonello Soro la società ha precisato che «la nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci». Ma la privacy non è il solo fronte europeo di battaglia che preoccupa Google: c’è anche quello della tutela del diritto d’autore online. E in questo ambito il motore di ricerca ha già dovuto concedere qualcosa. In Francia, che si conferma così alla guida dell’eurogruppo che tiene sotto controllo i suoi comportamenti, il governo di François Hollande ha premuto per raggiungere un accordo tra il motore di ricerca e gli editori transalpini di cui il motore di ricerca pubblicava i contenuti senza versare un corrispettivo. Come in Belgio, adesso il motore di ricerca si è impegnato a costituire un fondo da 60 milioni di euro con cui finanzierà progetti di innovazione digitale della stampa generalista francese, compresa quella solo online. Google si è piegato quindi a più miti consigli, pur non avendo di fatto riconosciuto il diritto d’autore agli editori per aver linkato i loro articoli nel motore o inserito gli estratti su Google News.

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