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Privacy, diritto all’oblio per il condannato riabilitato

Il diritto all’oblio può essere chiesto anche da chi, seppure condannato, ha ottenuto la riabilitazione. Si tratta di una nuova sfaccettatura del diritto a essere dimenticati, che il Garante della privacy ha fissato in un provvedimento con il quale ha imposto a Google di eliminare due url collegate a pagine che raccontavano la vicenda giudiziaria di un imprenditore condannato a otto mesi di reclusione con il beneficio della condizionale.

La vicenda risale al 2007 e la sentenza di condanna al 2010. Nel 2013 l’interessato chiede e ottiene la riabilitazione, ma sulla memoria online quest’ultimo “aggiornamento” del caso non compare. Sulla rete restano solo le notizie relative alla condanna. Un fatto che – secondo il reclamante – gli procura pregiudizio personale e professionale, tanto più che oggi esercita una professione diversa rispetto a quella per il quale è stato condannato, non ha più subito indagini o accuse per i fatti contestatigli nel 2007, ha riparato il danno economico imputatogli e non riveste cariche pubbliche che giustifichino la reperibilità sul web delle informazioni sulla condanna.

Alla richiesta di esercitare il diritto all’oblio, però, Google si oppone affermando che le url rinviano a notizie riguardanti «fattispecie criminose particolarmente gravi», che rivestono un interesse pubblico.

Di diverso avviso il Garante, al quale l’interessato si è rivolto dopo il diniego del motore di ricerca. L’Autorità guidata da Antonello Soro ha sottolineato come, tra i presupposti da valutare per verificare se concedere o meno il diritto all’oblio, sia da tenere presente non solo il fattore tempo, ma anche altre circostanze.

In questo caso c’è da considerare che la persona coinvolta è stata riabilitata. E ciò è avvenuto sia sulla base del tempo trascorso dal fatto, sia per la condotta tenuta da quel momento. L’istituto della riabilitazione – ha sottolineato il Garante – è una misura premiale che, pur non estinguendo il reato, comporta, in un’ottica di riabilitazione del reo, il venir meno delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna.

L’insieme di tali due elementi – tempo e riabilitazione – sono per il Garante condizioni sufficienti per ritenere che le url “incriminate” determinino un «impatto sproporzionato» sui diritti dell’interessato, non bilanciato «da un attuale interesse del pubblico a conoscere della relativa vicenda».

Antonello Cherchi

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