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Privacy con regole comuni

di Beda Romano

Le norme nazionali che regolano la protezione dei dati personali nell'Unione Europea sono spesso numerose e costose, secondo Viviane Reding, vice presidente della Commissione incaricata del settore della giustizia.
Ecco perché l'esecutivo comunitario presenterà oggi una riforma delle regole in questo campo (si veda «Il Sole 24 Ore del lunedì» del 23 gennaio), con l'obiettivo anche di aiutare la ripresa economica.
«Il quadro legale oggi non consente alle aziende di approfittare pienamente del mercato unico», ha spiegato la signora Reding in una intervista.
In questo campo, sempre più delicato a causa della presenza crescente di internet e dell'informatica nella vita quotidiana, l'Europa è «un patchwork di legislazioni nazionali», che complica non poco il lavoro delle imprese nel tentativo espandersi all'estero.
Secondo la Commissione, le imprese spendono circa 2,9 miliardi di euro per adattarsi ogni anno alle diverse legislazioni nazionali, in particolare nel campo delle notificazioni. Con la riforma che l'Esecutivo comunitario presenterà oggi – un aggiornamento di una direttiva del 1995 – la signora Reding vuole dotare l'Europa di norme omogenee. «I regolatori nazionali continueranno a operare – aggiunge – ma applicheranno regole comuni».
In questi campi, gli esempi possono aiutare a capire i possibili cambiamenti. Sul fronte delle imprese, le autorità nazionali in cui la società ha sede si occuperanno di gestire gli eventuali problemi all'estero, applicando la legislazione comunitaria. Nel contempo, quando il problema riguarderà un individuo, quest'ultimo potrà adire la sua autorità nazionale, anche se la questione riguarda un Paese terzo.
Secondo il piano comunitario, le autorità nazionali saranno indipendenti e potranno, se necessario, comminare sanzioni alle imprese recalcitranti.
L'iniziativa della Commissione dovrà essere approvata dai governi nazionali e potrebbe non essere cosa facile. Comunque sia, il risparmio per le imprese europee, secondo Viviane Reding, potrebbe ammontare a circa 2,3 miliardi di euro all'anno.
Il progetto di direttiva comprende anche una parte dedicata ai diritti della persona nella gestione informatica dei dati personali. L'obiettivo è di garantire trasparenza e sicurezza. «Questi dati sono proprietà dei cittadini», spiega il commissario Reding. «Devono poter essere dati e ripresi. Il cittadino ha diritto all'oblio».
Attualmente, il 72% dei cittadini europei ritiene di non avere il pieno controllo dei propri dati personali.

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