Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Privacy, avvocato favorito come Dpo dell’ente

Il data protection officer introdotto dal regolamento Gdpr sulla privacy è una figura che un «nucleo essenziale eminentemente giuridico»: è infatti chiamato a tutelare il diritto fondamentale dell’individuo alla protezione dei dati personali, nelle amministrazioni come nelle aziende. L’avvocato, insomma, parte favorito se ha titoli in materia e l’Asl non può designare un altro al posto suo soltanto perché il legale non risulta in possesso della certificazione Iso/Iec/27001, che è utilizzata soprattutto nelle imprese e costituisce un mero titolo curriculare. Così la sentenza 287/18, pubblicato dalla prima sezione del Tar Friuli-Venezia Giulia. «Manifestamente fondata» è la censura dell’avvocato contro l’avviso dell’Asl che indica la certificazione di auditor/lead auditor come requisito d’accesso alla selezione accanto alla laurea in informatica, ingegneria informatica oppure in giurisprudenza o equipollenti. E promuove l’altro candidato che ha il bollino blu Iso, salvo poi designare momentaneamente come Dpo un proprio dirigente nelle more della causa. Il punto è che la norma Iso/Iec/27001, in astratto estensibile alle p.a., non può dare un titolo abilitante al posto di data protection officer: i corsi di formazione sono dedicati soprattutto all’organizzazione aziendale, durano fino a 40 ore e si concludono al massimo in cinque giorni. L’Asl non coglie appieno la funzione di garanzia insita nell’incarico: il Dpo non deve escogitare meccanismi per incrementare i livelli di efficienza e di sicurezza nella gestione delle informazioni ma soprattutto garantire la tutela del diritto alla privacy, al di là dei come sono utilizzati e propagati i dati personali. Insomma: il Dpo è anzitutto tenuto a conoscere in modo minuzioso la disciplina di settore e la relativa attuazione, mentre la norma Iso/Iec/27001 non può che far salva l’applicazione delle norme Ue e nazionali in materia di privacy e può essere valutata come un titolo ulteriore. D’altronde neanche il dirigente Asl è in possesso della certificazione di qualità eppure viene designato come Dpo, sia pure ad interim. L’amministrazione paga le spese di giudizio.

Dario Ferrara

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa