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Privacy a rischio con l’iPhone

di Antonio Dini

Apple nella bufera per la privacy dell'iPhone. Poche ore dopo l'annuncio dei risultati record dell'ultimo trimestre fiscale (crescita anno su anno dell'83% del fatturato e del 95% dell'utile, crescita record del 113% per le vendite di iPhone) la doccia fredda: un ricercatore dell'università di Exter, in Gran Bretagna, rivela di aver scoperto che gli iPhone (e gli iPad) "spiano" i legittimi proprietari, raccogliendo nella memoria degli apparecchi le coordinate degli spostamenti a partire dall'aggiornamento alla versione 4 del software di sistema, cioè da circa un anno. I dati vengono poi salvati sul Pc degli utenti alla prima sincronizzazione (quando si archiviano le foto scattate sul telefono o si caricano le applicazioni e la musica comprata su iTunes) e addirittura, nel caso si compri un nuovo iPhone, i dati sugli spostamenti vengono passati dal vecchio al nuovo modello.

La raccolta dei dati viene effettuata in maniera automatica dall'iPhone e dall'iPad 3G ogni volta che si collega alla rete telefonica o quando è disponibile un punto di accesso wifi mappato. Secondo quanto rilevato da Alasdair Allan, ricercatore britannico, insieme a Pete Warden, l'iPhone non trasmette a terze parti i dati raccolti, neanche a Apple: rimangono archiviate ma senza protezione nel telefono e nel Pc. È possibile proteggere la copia su Pc attivando la crittazione del backup del telefono, mentre non è possibile cancellare le tracciature dal telefono.

Da Apple nessun commento ufficiale sulla vicenda, neanche per spiegare per quale motivo gli iPhone raccolgano queste informazioni e quali possibili usi possono esserne fatti; ma su internet si è scatenata una ridda di commenti. A partire da quelli degli autori della scoperta: come ha scritto sul suo sito Pete Warden, «Apple ha fatto sì che chiunque con accesso al nostro telefono o al nostro computer, un coniuge geloso o un detective privato, possa ottenere informazioni dettagliate su dove siamo stati».

I dati sono simmetrici a quelli che le compagnie telefoniche archiviano sui propri computer: tramite gli spostamenti dei telefoni cellulari è possibile presumere anche lo spostamento delle persone che ne hanno l'utilizzo e spesso la magistratura ha richiesta l'accesso a queste informazioni, altrimenti protette con standard di sicurezza stringenti, per provare la presenza di un indagato in un determinato posto a una certa ora.

I dati raccolti dai telefoni di Apple non contengono informazioni sensibili (come i dati del conto corrente o della carta di credito) ma solo informazioni generiche sugli spostamenti: in pratica tabelle con latitudine, longitudine e marcatura oraria contenuta nel file "consolidated.db". Da un punto di vista legale, la licenza di utilizzo che i possessori di iPhone e iPad sottoscrivono al momento dell'acquisto (Eula) autorizza Apple a raccogliere questi dati e a trattarli in modo che non si possa risalire all'utente.

Nei forum gli sviluppatori spiegano che la raccolta di dati è cosa nota da tempo e che viene realizzata per ragioni tecniche: serve per un tracciamento più efficace del telefono risparmiando su tempi e costo di connessione. In pratica, il telefono si crea un suo archivio di posizioni geografiche associate a determinate celle telefoniche e, quando l'utente si trova a ripassare da quella stessa area ha già le coordinate. Questo serve a velocizzare l'uso di molte applicazioni per iPhone (dai navigatori ai software per trovare bar e ristoranti) che utilizzano i sistemi di geolocalizzazione dell'apparecchio, ovviamente previo consenso esplicito dell'utente. Intanto, però, un senatore Usa e un portavoce del governo tedesco chiedono chiarezza ad Apple sull'uso dei dati raccolti.
 

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