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Priorità alle imprese, la scelta di Draghi La Bce decide sulla spinta alla crescita

L’attesa sui mercati è finita. Il giorno di Mario Draghi e della Bce è arrivato: il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, infatti, si riunisce per riesaminare i suoi programmi alla luce di uno scenario economico peggiore del previsto. Sul tavolo i governatori delle banche centrali dell’Eurozona avranno le ultimissime previsioni degli economisti di Francoforte che segnalano il rapido e più accentuato rallentamento dell’inflazione — che in alcuni Paesi come l’Italia è già approdato nella deflazione — e l’allargamento della stagnazione che si è estesa anche alla Germania, una situazione opposta a quella Usa dove, secondo l’analisi del rapporto della Fed, il beige book, la crescita è «moderata» ma «procede». In discussione poi ci sarà l’iniziativa del presidente che ha voluto condividere con i leader politici l’urgenza di un’azione anticrisi e che, per dirla col Financial Times che ieri ha dedicato alle mosse del banchiere italiano un lunghissima analisi — si è fatto portatore di un «new deal europeo» proponendo ai governi «un patto monetario e di bilancio» a cui però, avverte FT, non potrà mancare il sostegno di Berlino. 
Le Borse ieri — anche sulla scia dello slancio di Wall Street determinato dai venti di pace del conflitto ucraino — hanno manifestato fiducia sulle decisioni odierne dell’Eurotower, chiudendo tutte in guadagno, con Piazza Affari in salita dell’1,89% prossima ai 21 mila punti, anche se le aspettative rispetto a qualche giorno fa si sono ridimensionate. Soprattutto per quel che riguarda la realizzazione sin da subito di un programma di quantitative easing , cioè di acquisto massiccio sui mercati in particolare di titoli pubblici che sarebbe prematuro tecnicamente e politicamente per le reazioni negative che provocherebbe in Germania, dove un’iniziativa di questo genere verrebbe vista come un improprio aiuto ai Paesi periferici poco virtuosi, Italia compresa. Qualche operatore continua a puntare su un ulteriore taglio dei tassi di interesse di riferimento, già allo 0,15%, un livello che lo stesso Draghi ha definito la lower bound , la soglia minima. «Qualcosa la Bce dovrà pure fare dopo tanta attesa ed un taglio dello 0,10% o più, è possibile», dice per esempio Marco Mazzucchelli, managing director della banca Julius Baer di Zurigo.
Assieme alla partenza della prima operazione di Tltro, cioè di prestiti a lungo termine alle banche a tassi bassissimi (lo 0,10% in più del tasso di riferimento), condizionati alla concessione di finanziamenti a imprese e famiglie (esclusi i mutui immobiliari), potrebbe essere annunciato l’avvio a breve — anche entro la fine dell’anno o al massimo all’inizio del prossimo — dell’acquisto non di titoli pubblici ma di titoli privati bancari cartolarizzati, rappresentativi di crediti e prestiti ad imprese anche piccole e medie e famiglie, gli Abs. I tecnici della Bce stanno lavorando al progetto da tempo ma ultimamente hanno accelerato la preparazione, chiamando anche in campo come consulente il colosso americano BlackRock. Draghi in una delle ultime conferenze stampa ha detto che i titoli dovranno essere innanzitutto «semplici, trasparenti e reali» per evitare di far riemergere i danni del passato, legati a quei derivati che hanno zavorrato i portafogli delle banche e causato l’inizio della crisi, 7 anni fa. Oggi il consiglio dei governatori esaminerà l’ammontare del programma e il dettaglio dei prestiti che potranno essere «impacchettati» e cartolarizzati dalle banche nell’auspicio che i vari Paesi adeguino le regole per far ripartire il mercato di questi titoli. Non per nulla il tema cartolarizzazione sarà discusso nei prossimi vertici dell’Ecofin di Milano e nel G20 finanziario di Cairns (Australia). «Più di questo, Draghi e la Bce non possono fare. La politica monetaria ha preso le iniziative possibili, tanto più che non c’è un pericolo reale di deflazione se si depurano i dati dall’incidenza dei prodotti energetici e delle materie prime alimentari. Bisogna invece sostenere la domanda e questo occorre deciderlo a Bruxelles e Berlino non a Francoforte» dice ancora Mazzucchelli. Ed un richiamo alle riforme strutturali da parte dei governi ieri è arrivato da Sabine Lautenschlaeger, componente del Board della Bce.

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