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Priore: iniziativa giusta, ma gli altri Paesi ci devono aiutare

Roma. «Sono d’accordo con Renzi nel rimettere in attività le inchieste sulle stragi. Ci sono di sicuro delle notizie negli archivi dei nostri “servizi”. Ma devono essere sfuggite alla cernita quelli, molto interessanti, conservati dalle intelligence estere. In particolare nei Paesi dell’Est». Rosario Priore, giudice istruttore dei più importanti processi sui misteri d’Italia (come Ustica), rivendica a sé il merito di «essere stato il primo a metter piede negli uffici della ex Stasi», i famigerati servizi segreti della ex Germania Est.
Quali documenti ha trovato negli archivi della Stasi?
«C’erano molti e circostanziati riferimenti a due coniugi (lei della ex Ddr), sospettati di aver commesso in Italia una strage con molti morti e feriti. Secondo i miei studi, doveva essere quella di Brescia. Ma la Stasi entra anche nel capitolo Moro».
Come?
«Uno dei loro capi, Markus Wolf, aveva annunciato che avrebbe mediato per la liberazione di Moro. Ma come faceva ad assicurare la liberazione del politico democristiano?
Altro caso: sono emersi indizi a carico del terrorista Carlos (Ilich Ramirez Sanchez, ndr), nella strage di Natale del 1984, quando una bomba esplose sul rapido Napoli Milano». Desecretare i documenti dei servizi italiani, stando ai suoi ragionamenti, sarebbe inutile o quasi?
«Di fronte a questo mondo di carte e documenti all’estero, non vorrei sembrare offensivo, ma mi pare ridicolo il tentativo di chi cerca di dare tutte le responsabilità delle stragi in Italia a qualche ragazzino disperato di destra o di sinistra».
Vera allora la teoria dello “zampino” dei servizi stranieri nelle stragi italiane?
«Dietro le stragi italiane ci sono responsabilità molto gravi di organizzazioni internazionali, di Stati, e anche di molti servizi segreti non italiani». Pur con queste riserve, salva l’iniziativa di Renzi di rendere pubbliche le carte dei nostri 007?
«Sì, perché potrebbe essere il colpo d’ala ad ulteriori ricerche per raggiungere la verità storica. Ma state in campana con Carlos: forse ha deciso di vuotare il sacco. E di dire finalmente quel che sa su Bologna».
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