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Primo test di trasparenza sui grandi gruppi nella Ue

Attuazione da completare dopo la direttiva del maggio scorso
Il quadro normativo sul country by country reporting è delineato a livello internazionale con la direttiva Ue 2016/881 e il report Ocse sull’azione 13 del progetto Beps, Base erosion and profit shifting. Le imprese si interrogano pertanto sul da farsi già per il 2016, in attesa delle disposizioni e dei chiarimenti dell’amministrazione finanziaria.
Con il country by country reporting (Cbcr) i gruppi multinazionali con fatturato consolidato superiore a 750 milioni di euro dovranno rendicontare annualmente l’allocazione di ricavi e utili lordi, imposte sul reddito pagate e maturate nonché altri indicatori di attività economica effettiva per ciascun paese in cui operano.
Il Cbcr è stato introdotto dall’Ocse con il progetto Beps, come parte integrante della documentazione di transfer pricing ed è stato recepito a maggio 2016 dall’Unione europea con la direttiva 2016/881 che ha modificato la direttiva 2011/16 sullo scambio automatico obbligatorio di informazioni fiscali.
Anche l’Italia ha recepito il Cbcr con la legge di Stabilità 2016 rimandando tuttavia i dettagli implementativi a un successivo decreto ministeriale, ad oggi non ancora emanato. La direttiva Ue dovrà essere recepita dagli Stati membri, tra cui l’Italia, entro gli inizi di giugno 2017. È pertanto possibile che i contenuti previsti dall’emanando decreto confluiranno direttamente in parte o in toto nella legge di recepimento della direttiva.
Per le società italiane le modalità di predisposizione variano a seconda che l’impresa sia società controllante, definita come ultima parent entity tenuta alla redazione del bilancio consolidato, o società controllata.
Società controllanti
Il primo anno di reporting sarà l’esercizio che inizia il 1° gennaio 2016, o in data successiva. Già da quest’anno, pertanto, ci si dovrà attivare con le controllate estere per la raccolta delle informazioni necessarie.
Sia l’Ocse che la direttiva Ue prevedono che il Cbcr dovrà essere trasmesso dalla controllante alle proprie autorità competenti entro 12 mesi dalla fine del periodo di imposta. Da confermare nel decreto se l’Italia manterrà la tempistica massima dei 12 mesi o opterà per scadenze più brevi (ad esempio i termini di invio della dichiarazione dei redditi). Una volta ricevuto il Cbcr, l’amministrazione finanziaria italiana lo trasmetterà alle autorità degli altri Paesi.
Società controllate
Gli adempimenti dipendono dal Paese in cui è residente la controllante. Per i Paesi che hanno implementato il Cbcr a partire dal 2016 (si vedano a lato alcuni esempi) le controllate italiane potranno supportare già da quest’anno la propria casa madre nella predisposizione dei dati relativi all’Italia che confluiranno nella reportistica di gruppo, che sarà trasmessa dalla controllante estera alle autorità del proprio Stato. In questo caso l’amministrazione finanziaria italiana riceverà il Cbcr dallo stato della controllante.
Tuttavia, vi potranno essere dei casi in cui lo Stato della controllante non abbia ancora introdotto l’obbligo di presentazione del Cbcr a partire dal 2016, ovvero non abbia in vigore un accordo con l’Italia che consenta lo scambio delle informazioni sul Cbcr oppure, ancora, è inadempiente nella predisposizione.
In tutti questi casi sono previsti meccanismi alternativi di trasmissione (secondary filings):
la società controllata sarà direttamente responsabile dell’invio del Cbcr all’amministrazione italiana. Ciò richiederebbe la raccolta delle informazioni per tutte le società del gruppo, attività che potrebbe rivelarsi molto gravosa e complessa in quanto in molti casi le subsidiaries non hanno a disposizione queste informazioni. Per ovviare a questo problema la direttiva prevede la possibilità di nominare un’altra società del gruppo controllata appartenente all’Ue, che sia nella condizione di ottenere tutti i dati necessari per completare il Cbcr, ai fini dell’invio per conto di tutte le società europee. La direttiva prevede inoltre che gli Stati membri possano posticipare di un anno tali adempimenti. Pertanto, qualora l’Italia decida di avvalersi di tale facoltà, le controllate Italiane saranno tenute al secondary filing a partire dall’esercizio 2017;
la controllante potrà nominare una società supplente che svolga le proprie funzioni, e che pertanto si occuperà di predisporre il Cbcr e inviarlo alle autorità fiscali del proprio Paese di residenza. Si noti che questa seconda ipotesi, pur essendo contemplata sia dall’Ocse che dalla direttiva Ue, non è espressamente prevista dalla legge di Stabilità 2016. Anche al riguardo sarà necessario pertanto attendere chiarimenti da parte dell’amministrazione italiana.

Massimo Bellini
Giusy Bochicchio

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