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Primo sì europeo ai conti dell’Italia

L’Italia supera l’esame preliminare della Commissione europea sul documento programmatico di bilancio 2015, evitando la procedura d’infrazione. Lo ha comunicato ieri sera il commissario agli Affari economici, Jyrki Katainen, spiegando che nessuno dei Paesi cui erano state richieste ulteriori spiegazioni, oltre all’Italia, Francia, Austria, Slovenia e Malta, presenta «non conformità particolarmente gravi che obbligherebbero all’adozione di un parere negativo in questa fase del processo». 
«L’Europa è sulla strada della crescita e della creazione di nuova occupazione» ha commentato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che, a proposito degli stress test sulle banche, si è detto «fiducioso che gli shortfall (carenze di capitale, ndr ) saranno colmati, nel tempo dovuto, con operazioni di mercato», così escludendo un nuovo intervento dello Stato come i Monti bond.
Ma gli esami non sono finiti: sulla nostra legge di bilancio spetterà alla nuova Commissione Ue, che si insedia a novembre, adottare le valutazioni finali nel mese entrante, tenendo conto delle previsioni economiche di autunno della Commissione.
«La procedura d’infrazione non è scongiurata» ha detto Padoan in Parlamento. Intanto ieri il governo ha cambiato la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) in base alle modifiche concordate con l’Ue. Sono stati recepiti gli effetti delle «misure aggiuntive» che il governo ha indicato nella lettera all’Ue, «per rafforzare lo sforzo fiscale per il prossimo anno». Palazzo Chigi ha comunicato che «il miglioramento complessivo del deficit atteso per il 2015 è pari a circa 4,5 miliardi, che porta l’indebitamento netto nominale al 2,6% del Pil (Prodotto interno lordo). L’indebitamento netto strutturale registrerà un miglioramento di poco superiore allo 0,3%, sostanzialmente in linea con quanto richiesto dalle istituzioni Ue».
Resta immutata invece la «struttura della legge di Stabilità», di cui comunque è diminuita la parte in deficit. Dovranno essere introdotte, con un emendamento del governo, le nuove misure per reperire le risorse necessarie alla correzione dei conti. Si sta parlando dei 730 milioni che verranno dall’estensione delle norme antievasione sull’Iva e dei 500 milioni che deriveranno dalla riduzione del cofinanziamento dei programmi finanziati con i Fondi di coesione europei. Prima però bisognerà che la nota di aggiornamento al Def, così come modificata, venga riportata in Aula. È questa la decisione presa dalla presidenza dei capigruppo al Senato mentre la Camera affronterà il nodo oggi. Ma l’opposizione ritiene che questa procedura non basti e che debba ripassare dal voto anche l’autorizzazione a deviare dal pareggio di bilancio, che è stata data recentemente al governo sia dalla Camera sia dal Senato, dove la mozione è stata approvata a maggioranza assoluta ma con un solo voto di scarto. Il governo invece sostiene che non è necessario un nuovo voto sull’autorizzazione a deviare dal pareggio, perché la correzione che viene ora apportata è migliorativa rispetto alla prima deroga. La scelta spetterà ai presidenti delle Camere, oggi il presidente Pietro Grasso deciderà per il Senato.

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