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Primo «sì» alla stabilità, frenata sul poker

Via libera del Senato alla legge di Stabilità del 2013, che oggi stesso sarà approvata in via definitiva dalla Camera e al decreto Ilva, definitivamente convertito. L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato il disegno di legge, sul quale il governo aveva posto la fiducia, con 199 voti favorevoli, 55 contrari e 10 astensioni. E subito dopo è passata ad esaminare la legge che dà attuazione al nuovo principio costituzionale del pareggio di bilancio, l’ultimo provvedimento dell’agenda di legislatura, già varato dalla Camera.
Il governo mantiene qualche riserva sulla nuova Autorità sui conti pubblici, che la Camera e ora anche il Senato vorrebbero fosse composta da tre membri, ma ha accettato tale formulazione pur di incassare la legge, fondamentale perché dà attuazione concreta non solo al nuovo principio della Costituzione, ma anche agli impegni presi dall’Italia in Europa con il «Fiscal compact» l’accordo sulla disciplina di bilancio.
È una soluzione solo parziale anche quella individuata per risolvere il nodo delle nuove gare per i videopoker. Il governo prima ha chiesto ai relatori un emendamento per posticipare lo svolgimento delle gare, previste da un vecchio decreto, poi s’è reso conto che, così facendo, sarebbe venuto a mancare un incasso già previsto nel bilancio, e ha chiesto a due senatori, Cinzia Bonfrisco e Gilberto Pichetto, di sopprimere con un proprio emendamento la proroga, di fatto ripristinando le norme del vecchio decreto. Così è stato, ma di fronte alle proteste collettive per la nuova spinta sui giochi pubblici, il Tesoro si è detto assolutamente pronto a ripensarci. «Resta ferma l’esigenza di ulteriori valutazioni – fa sapere il ministero con una nota – che potrebbero portare alla abrogazione della previsione di questo nuovo gioco».
Rispetto al testo originario presentato dal governo, la legge di Stabilità uscita dal Senato è, comunque, profondamente diversa. Al posto della riduzione delle aliquote sui primi due scaglioni Irpef sono arrivate maggiori detrazioni per i familiari a carico, è saltata la sforbiciata sulle detrazioni e le deduzioni, il previsto aumento dell’Iva è stato dimezzato e sono arrivati fondi per gli esodati e per la cassa integrazione in deroga, mentre sono state completamente riscritte le norme che attuano la nuova tassa sulle transazioni finanziarie.
Poi, in vista del traguardo, è arrivata una valanga di micro-interventi di spesa approvati in nome del compromesso politico: soldi per la ricerca, i malati di Sla, i non autosufficienti, gli ospedali vaticani, i maestri di sci e così via. Fatto sta che il testo uscito dal Senato, dopo le modifiche della Commissione ed il maxi-emendamento sul quale il governo ieri ha ottenuto la fiducia, è un nuovo provvedimento «monstre». Dai poco più di venti articoli del testo iniziale dell’esecutivo si è arrivati ad un articolo unico con la bellezza di 554 commi. Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, commenta: «Una legge che sembra scritta da dei pazzi in libertà»

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